Opinioni

La lettera di Giorgia Meloni e l’articolo di Repubblica

Ieri Giorgia Meloni si è arrabbiata per un ritratto di Francesco Merlo a lei dedicato e pubblicato da Repubblica, tanto da minacciare querele su Facebook senza però spiegare più di tanto da cosa si sentisse diffamata all’interno del pezzo.

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Oggi Repubblica ha pubblicato una lettera di Giorgia Meloni in cui sono finalmente arrivate le contestazioni nel merito:

Gentile direttore,

ho letto con grande stupore il fiume rancoroso di insulti, volgarità e falsità che Francesco Merlo mi ha rivolto nel lunghissimo articolo pubblicato da La Repubblica il 24 ottobre. Mi limito a riportare solo le falsità più grossolane.

1. Merlo mi attribuisce questo virgolettato: «Spariamo sulle navi». Mai detto. Io voglio sequestrare e affondare le navi (vuote) che violano la legge italiana sull’immigrazione.

2. Merlo dice che sono andata a Torre Maura, che lì ho difeso e organizzato delle rivolte contro i rom e che avrei pronunciato queste parole: «Cacceremo i rom a uno a uno, stanandoli casa per casa, tenda per tenda». Falso. A Torre Maura non sono mai andata e non ho mai pronunciato le parole che Merlo mi attribuisce. Io voglio semplicemente che ai rom sia applicata la stessa legge di tutti gli altri cittadini.

3. Il giornalista dice, poi, che ho dichiarato guerra ai gay e che in piazza San Giovanni avrei parlato di «orchi omosessuali che rubano le identità». Falso, mai detto. Sono contraria alle adozioni gay, tutto qui.

4. Merlo mi accusa poi di aver bruciato in piazza i libri della sinistra. Falso. Ho regolarmente comprato e poi timbrato, questo sì, con “falso d’autore” quelli che definivano le Foibe «luoghi di suicidi di massa».

Chissà se chi ha scritto l’articolo si è accorto che nel pezzo sono presenti tutti gli ingredienti per una deriva autoritaria e liberticida: la denigrazione e delegittimazione indiscriminata di intere fasce della popolazione, la demonizzazione personale dell’avversario politico, lo scientifico ricorso alla menzogna, perfino il malcelato avvertimento – degno degli agenti della Stasi – nei confronti dei personaggi del mondo dello spettacolo che hanno avuto l’ardire di esprimere, fuori da ogni contesto di natura politica, semplice simpatia umana nei miei confronti.

Mi sono chiesta del perché di questo duro attacco a me e a Fratelli d’Italia. Forse la risposta è in una celebre frase di Gandhi: «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci». Siamo già alla terza fase.

La risposta di Merlo:

Non ho da aggiungere nulla a quel che ho scritto. Chi ha letto il mio articolo sa già la verità che volentieri consegno al giudizio del tribunale. E non infierisco sulle corbellerie citazioniste – la Stasi, Gandhi, la scienza della menzogna… – perché l’estremismo di Giorgia Meloni è già caricatura. Ed è così arruffato che anche l’ironia è senza speranza.

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Mario Neri

Mario Neri è uno pseudonimo. La foto di Cattivik che usa come immagine del profilo lo rappresenta pienamente