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Gianluca Meranda: la Gola Profonda del Metropol

gianluca meranda

Con il nomignolo di Gola Profonda veniva appellata la fonte che aveva fatto scoppiare il Watergate: una trentina d’anni dopo Mark Felt ammise che era stato lui ad aver girato le intercettazioni illegali effettuate nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, a opera di uomini legati al Partito Repubblicano, a Bob Woodward e Carl Bernstein. Oggi il nomignolo viene rispolverato dal Giornale per far sapere che è l’avvocato Gianluca Meranda la fonte dell’audio del Metropol.

Il nome di Meranda salta fuori ieri, e non per caso. Sulla squadretta di pm milanesi che indaga per corruzione internazionale in relazione all’incontro del Metropol e alla megafornitura di prodotti petroliferi discussa in quell’occasione si era abbattuta poco prima una rogna consistente.

La Cassazione, chiamata a esaminare il ricorso di Savoini contro il sequestro dei suoi telefoni e del computer, aveva respinto il ricorso, confermando l’esistenza del fumus della corruzione ma mettendo in chiaro un principio: per poter essere utilizzata in un processo, la registrazione dell’incontro deve avere una paternità, non può essere una intercettazione illecita. E gli unici a poter registrare lecitamente l’incontro erano (anche all’insaputa l’uno dell’altro) i sei presenti: da parte italiana Savoini, Meranda, l’ex bancario Francesco Vannucci; da parte russa Ilya Yakunin, Andrey Kharchenko e un terzo signore non identificato.

Dare un nome all’autore per la Procura era dunque indispensabile per impedire che l’inchiesta – che ha come vero obiettivo l’ipotesi di finanziamenti in nero alla Lega perdesse un pezzo importante. Ed ecco che il nome salta fuori, rivelato ieri anche se con qualche cautela dall’agenzia Ansa. A registrare tutto sarebbe stato Meranda.

gianluca meranda massone

L’intuizione su Meranda l’aveva avuta prima di tutti Giacomo Amadori, che aveva scritto di Meranda su La Verità nel luglio scorso. L’avvocato d’affari, già massone, poi espulso dalla Serenissima Gran Loggia d’Italia, che a suo dire a Mosca rappresentava gli interessi di una non meglio identificata «banca d’affari anglo-tedesca», è quindi la fonte dei rubli alla Lega.

Di fatto, è Meranda ad innescare tutto il meccanismo che oggi porta la Procura milanese a dare la caccia ai fondi occulti della Lega. E sarebbe interessante capire se abbia fatto tutto di testa sua.

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