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Lucia Gargano: chi è l’avvocata di Roma accusata di concorso esterno in associazione mafiosa

avvocata lucia gargano

Il Messaggero oggi pubblica un ritratto di Lucia Gargano, l’avvocata posta ieri agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine sulla mafia di Roma e accusata di concorso esterno in associazione mafiosa insieme a Salvatore Casamonica e Fabrizio Piscitelli in arte Diabolik, nel frattempo deceduto in un agguato al Parco degli Acquedotti.

Lucia Gargano, 36 anni, in poco tempo aveva scalato le gerarchie tra gli avvocati in tribunale. Tutti a chiedersi come una ragazza giovane come lei fosse riuscita ad avere nel suo portafoglio clienti di quel peso. La gavetta, dura, l’aveva fatta in uno degli studi legali più noti della Capitale, quello di Angelo Staniscia. E proprio da pochi mesi aveva iniziato il suo percorso personale. Voci di tribunale sostenevano che fosse stata allontanata dal suo“dominus”.

Lei, invece, raccontava di aver scelto da sola la nuova avventura. E di fatto nel suo studio arrivano i pezzi da novanta della mala romana. Difendeva i criminali più pericolosi del Litorale e di Roma, dagli Spada ai Casamonica. La famiglia di Fabrizio Piscitelli si affidava a lei. Era amica e legale delle figlie dell’ultras. Di quei boss, alla fine, era diventata il punto di riferimento.

 

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Le foto di Lucia Gargano (Il Messaggero, 15 febbraio 2020)

Vestiti eleganti, quasi sempre con tacchi neri, a bordo della sua Fiat 500 arrivava di mattina presto a piazzale Clodio. Nel cortile parlava spesso con i colleghi. Nessuno lo avrebbe immaginato, che quella 36enne tutta selfie sui social, serate con gli amici e ambizioni da influencer fosse il trait d’union tra due clan criminali.

Era l’avvocato di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, il capo ultrà della Lazio ucciso con un colpo di pistola alla testa al parco degli Acquedotti. Ed era anche sua amica. Li univano la fede calcistica, ma anche gli affari illeciti. Era stata del Diablo – legato a Esposito – l’idea di siglare la pace tra clan. E proprio lui l’aveva presentata a Casamonica, che rappresentava il clan Spada. La Gargano aveva avuto un incarico preciso: comunicare in carcere al boss Carmine Spada, detto Romoletto, un messaggio di Diabolik, per ristabilire gli equilibri mafiosi di Ostia stravolti da una lunga catena di atti intimidatori e agguati. E lei era il trait d’union tra Romoletto e il Diablo, ma anche il gancio con la Procura, in grado di recapitare messaggi segreti ai detenuti e di informarsi sull’esito delle indagini più delicate.

Dopo l’arresto di Casamonica aveva inviato una nota in procura in cui spiegava che l’incontro di Grottaferrata era stato casuale. Ma gli investigatori non ci hanno creduto.

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