La macchina del funky

Gennaro Migliore e il «tradimento» dei renziani napoletani

Nelle more dell’orrore delle primarie del Partito Democratico in Campania oggi Marco Demarco sul Corriere della Sera parla della rinuncia, arrivata ieri, di Gennaro Migliore. Responsabilità secondo quanto scrive il quotidiano, del «tradimento» dei renziani napoletani:

Gennaro Migliore, astro nascente prima del bertinottismo, poi del vendolismo e ora del renzismo meridionale, annunciala ritirata. Erano stati proprio i renziani napoletani a convincerlo. Proponiti, gli devono aver detto, e vedrai che sul tuo nome riusciremo a trovare l’ampia convergenza necessaria per fare l’en plein: annullare le primarie,liberarci degli scomodi De Luca e Cozzolino e marciare vittoriosi verso palazzo Santa Lucia, sede della giunta regionale.
Migliore ci crede, si candida, mostra il petto, giura di non temere le primarie e fa dichiarazioni assai impegnative. Tipo: «Indietro non si torna»; «Considero indispensabile il valore delle primarie»; «Mi sento espressione di una generazione che è stata completamente cancellata in questi anni». Bene. Ma com’è che uno così motivato,dopo un breve incontro con Renzi, poi alza bandiera bianca? «Non ci sono più le condizioni», risponde.

E cosa vuol dire che non ci sono più le condizioni? L’ipotesi del Corriere della Sera:

Vuol dire questo. Che Migliore è stato «tradito» proprio dalla sua generazione di trenta-quarantenni, quella dei Francesco Nicodemo e delle Pina Picierno. La stessa generazione che, soppesata in un secondo momento la debolezza elettorale di Migliore, ha tentato di proporre un altro candidato unitario: Gino Nicolais, attuale presidente del Cnr.
Ma neanche sul nome di Nicolais è stato poi raggiunto l’accordo di maggioranza utile per annullare le primarie. E a mancare pare siano stati proprio i voti determinanti di Migliore e dei «neomiglioristi». Inciuci, tradimenti, vendette, insomma. Mentre si annunciano nuovi colpi di scena: Nello Di Nardo, altro candidato di Italia dei valori, ha appena chiesto al partito se non sia il caso di desistere.