Economia

Mentre esultiamo per la Finlandia in Italia le donne sono ancora sottopagate rispetto agli uomini

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gender gap

Ieri l’Italia intera ha esultato per la nomina della 34enne socialdemocratica Sanna Marin a premier in Finlandia, eppure nel Belpaese la differenza salariale tra uomo e donna si riduce, ma a ritmi lentissimi, tanto da apparire praticamente insormontabile. Un dato che emerge soprattutto nel settore del lavoro, dove vuoto da colmare sembra quasi quello di due mondi paralleli. Lo dimostra il fatto che sebbene il “gender gap”, almeno per quanto riguarda le retribuzioni, stia registrando un leggero calo – passando dall’8,8% del 2014 al 7,4% del 2017- le donne in Italia sono ancora le più coinvolte nei contratti part-time (succede nel 63% dei casi) e non riescono neanche a trarre dal loro percorso di studi lo stesso vantaggio dei colleghi uomini. Racconta oggi Il Messaggero:

In media, infatti, un laureato viene pagato per ogni ora di lavoro il 20% in più rispetto a un diplomato. Se il dato però si analizza facendo attenzione al genere, si scopre che per un uomo l’aumento retributivo orario legato alla laurea è del 32,6%. Per una donna, invece, le cose sono diverse: la percentuale si abbassa drasticamente e si ferma solo al 14,3%. Questi risultati provengono dall’ultimo report effettuato dall’Istat sui differenziali retributivi del 2017, anno in cui le donne con la laurea hanno registrato una retribuzione oraria inferiore di oltre 3 euro rispetto ai colleghi uomini (12,58 euro per loro).

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La differenza di genere nelle retribuzioni (Il Messaggero, 10 dicembre 2019)

Lo svantaggio delle donne, ovunque evidente, sembra essere maggiormente marcato nel Nord-est, nel Centro e nel Nord-ovest del Paese. Oltre al danno, poi, sembra esserci anche la beffa: la composizione tra laureati e diplomati dimostra una maggiore presenza relativa di laureati tra le donne. Il numero di dipendenti laureate è infatti pari al 37,5% delle diplomate, mentre per l’altro sesso questo rapporto scende al 24,9%.

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