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Gasparri vuole un "reddito di cittadinanza" per chi sceglie di non abortire | VIDEO

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Gasparri

Un disegno di legge non nuovo e ripresentato, come ormai accade da diverse legislature, all’inizio dei lavori parlamentari. Il firmatario di questo ddl che intende proporre la modifica “dell’articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del concepito” è stato presentato, ancora una volta, da Maurizio Gasparri. Si tratta di un intervento che, se approvato, modificherebbe in toto l’impianto legislativo della legge 194, quella che regolamenta – in Italia – il diritto all’interruzione di gravidanza. E domenica sera, in collegamento con “Zona Bianca” (su Rete 4), il vicepresidente del Senato ha rivendicato questa sua battaglia.

Gasparri vuole il reddito di cittadinanza per chi sceglie di non abortire

Nel filmato condiviso sui canali social della trasmissione condotta da Giuseppe Brindisi, c’è solo una parte dell’ampio discorso fatto da Maurizio Gasparri. Il senatore di Forza Italia ricorda la storia di questo ddl e torna a spingere sull’articolo 5 della legge 194 che non verrebbe mai applicato. Ma in un altro passaggio (visibile sull’intero girato della trasmissione, dopo 1H e 17 minuti), prosegue questo suo pensiero che non ha nulla a che vedere con il suo disegno di legge:

“C’è una legge che dice che bisognerebbe aiutare anche economicamente. È la legge 194 sull’aborto che non viene applicata. Applichiamola. Era quello che diceva Alessandro Sallusti (ospite nello studio di Zona Bianca, ndr). Diamo il reddito di cittadinanza a chi non fa nulla, diamolo a chi volesse per scelta far nascere quel bambino, se sceglie di non ucciderlo. Perché non glielo dai un reddito, un assegno?”.

Cosa c’entra con la proposta di riconoscere una capacità giuridica a un embrione? Assolutamente nulla. Inoltre, il Vicepresidente del Senato sostiene che l’articolo 5 della legge 194 non sia mai stato applicato. Ma cosa dice questo passaggio della legge che regolamenta il diritto all’aborto in Italia?

“Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Se le cause che portano all’interruzione di gravidanza sono economiche, dunque, si invitano i consultori (e similari) a spiegare alle donne che ci possono essere delle soluzioni. Che ci sono già a livello economico. Basti pensare a tutte le misure a sostegno della natalità messe in atto da numerosi governi nel corso degli anni: dal “bonus mamma domani” all’assegno di natalità (il bonus bebè), passando per l’assegno a chi ha più di tre figli, il sostegno a chi adotta un bambino e le detrazioni fiscali per i figli a carico (fino a 21 anni). Certamente si può parlare di misure che non hanno un impatto decisivo, ma non si può dire che il sostegno non sia significativo. Quindi, cosa c’entra tutto questo con la proposta presentata (per l’ennesima volta) da Gasparri?