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La brutta fine dei grillini: salvati da Gasparri

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Vedi tu a volte quant’è strana la vita. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato è Maurizio Gasparri di Forza Italia: toccherà a lui, che non è esattamente un fan dei grillini, instradare il procedimento che proverà a salvare Salvini e con lui il governo con i grillini. E lo farà, visto che questa è la linea del suo partito e la sua personale, ma non senza qualche imbarazzo:

Spetterà a lui, stamattina, aprire i lavori e tenere la relazione necessaria a incardinare il procedimento. Sempre a lui, al termine dell’istruttoria — che prevede anche l’audizione del ministro dell’Interno — formulare la proposta finale sulla quale, entro il 23 febbraio, la giunta dovrà votare sì o no all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.

Deciso, Gasparri, a spostare la bilancia sul no, che poi è la posizione di Fi, sposando le tesi della Lega, che ora sono anche del premier Conte: ovvero, il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico e dunque il ministro dell’Interno non va processato, si è trattato di un atto politico, condiviso peraltro dall’intero governo. Sono questi gli argomenti con cui il presidente della giunta cercherà di convincere i suoi 22 colleghi a regalargli l’immunità. Puntando anche sul fatto che i due terzi (15 su 23) sono avvocati: e perciò considerati — a torto o a ragione — più sensibili alle ragioni del garantismo. Ma non sarà così semplice. Perché se è vero che il M5S conta in giunta 6 legali su 7 (fra cui il due volte senatore Mario Giarrusso), non è detto che — al netto di ciò che ordinerà Di Maio — il genovese e recalcitrante Mattia Curcioli non preferirà alla fine dire comunque no allo scudo.

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E i conti cosa dicono?

Col voto dei 4 leghisti (tra cui Simone Pillon, paladino degli anti-abortisti, cassazionista pure lui), dei 4 forzisti (Gasparri compreso) e dell’unico fratello d’Italia (Balboni, altro legale), il pallottoliere si fermerebbe soltanto a nove. È vero che in giunta, per fermare la Procura, basterebbe la maggioranza relativa, a differenza dell’aula del Senato dove occorre quella assoluta: 161 voti.

Entro il 23 marzo: a due mesi dall’invio della richiesta dei giudici. Ma se a palazzo Madama il M5S dovesse spaccarsi e l’autorizzazione venisse respinta coi voti decisivi di Fi e FdI, Salvini lo ha già detto chiaro: ci sarebbe comunque un problema politico, grande quanto una casa.

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