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Francesco Belsito: lo scheletro nell'armadio di Salvini

francesco belsito matteo salvini

La Camera dei deputati si è costituita ieri parte civile nel processo che vede imputati Umberto Bossi e Francesco Belsito (all’epoca segretario e tesoriere della Lega Nord) oltre ai revisori dei conti del partito per truffa aggravata ai danni dello Stato su circa 40 milioni di rimborsi elettorali. Analoga decisione era stata assunta dal Senato. La decisione di costituirsi parte civile è stata assunta dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, dopo aver ascoltato in ufficio di presidenza una istruttoria svolta dal questore Dambruoso.
 
FRANCESCO BELSITO: LO SCHELETRO NELL’ARMADIO DI SALVINI
Alla riunione erano assenti sia i due rappresentanti di Forza Italia, il questore Gregorio Fontana e il vicepresidente Simone Baldelli, sia quello della Lega, Davide Caparini. Il Gup di Genova, dove si terrà il procedimento, aveva chiesto alle Camere di pronunciarsi in merito in vista dell’udienza del 23 settembre. Il Senato aveva già assunto la decisione incaricando l’avvocatura dello Stato. La vicenda riguarda l’irregolare rendiconto per gli anni 2008-2010. Per i cinque imputati (oltre a Bossi e Belsito i revisori Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci) era stato chiesto il rinvio a giudizio nel febbraio scorso dal pm genovese Paola Calleri che aveva ereditato il procedimento dalla procura di Milano che l’aveva trasferito per competenza territoriale. Rinvio a giudizio deciso poi il 21 maggio scorso dal Gup Massimo Cusatti che ha fissato l’inizio del processo appunto per il 23 settembre. Ma la notizia dell’assenza di rappresentanti della Lega non è sfuggita:  “Pare che la Lega fosse assente alla riunione dell’ufficio di presidenza del Camera dei Deputati per decidere di essere parte civile nel processo contro l’ex tesoriere padano Belsito per truffa allo Stato sui rimborsi. Insomma dalla parti di Salvini vige il classico doppiopesismo: ferocia con i rifugiati e carezze nei confronti dei mariuoli”, ha scritto ieri su twitter il capogruppo dei deputati di Sinistra Ecologia Libertà, Arturo Scotto. Ma in realtà la questione dell’inchiesta per truffa aggravata ai danni dello Stato per i 40 milioni di rimborsi elettorali per gli anni 2008-2010 è più complessa di così, e involve, oltre al Senatùr, anche il ruolo dell’ex tesoriere Francesco Belsito. La Lega infatti ha già da molto tempo rinunciato a costituirsi parte civile nei confronti di Bossi e Belsito in quel processo. Domenico Aiello, avvocato della Lega Nord, ha annunciato che la decisione di Salvini è di natura politica. I motivi sono due, spiegava Salvini: il primo è che queste «sono cose che fanno parte del passato»; il secondo è che spiacerebbe al leader della Lega candidato a diventare il nuovo capo dell’intero centrodestra, «intasare i tribunali andando a chiedere quattrini che certa gente neppure ha: in ogni caso noi non possiamo spendere soldi e perdere tempo in cause che durano anni». Un terzo motivo può essere forse rintracciato nelle molte dichiarazioni rilasciate da Belsito a proposito di fondi neri nella Lega Nord.

Vignetta da: Meridionali per Salvini, Facebook
Vignetta da: Meridionali per Salvini, Facebook

COME MAI SALVINI NON CHIEDE INDIETRO I SOLDI A BOSSI E BELSITO?
Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord, è accusato anche di appropriazione indebita aggravata oltre che di truffa sui rimborsi elettorali ai danni dello Stato. E’ quanto si legge nella richiesta di rinvio a giudizio fatta oggi dal pm Paola Calleri nei confronti dell’ex segretario del Carroccio Umberto Bossi e dei tre componenti del comitato di controllo di secondo livello del partito. In particolare, Belsito si sarebbe impossessato della somma complessiva di 5,7 milioni di euro. Una prima tranche (pari a 1,2 milioni di euro) sarebbe stata stornata ‘‘dal conto corrente della Lega attraverso un bonifico in favore della società inglese Krispa Enterprices della quale Paolo Scala era titolare effettivo, presso la banca di Cipro, somma della quale una parte pari a 850 mila euro è stata restituita nel febbraio 2012”. Un secondo importo (pari a 4.500.000 euro) sarebbe stato trasferito, sempre tramite bonifico, dal conto del Carroccio a quello ”intestato a Stefano Bonet presso la Fbme Bank della Tanzania, somma non accreditata per il rifiuto di quest’ultima banca, la quale non aveva ritenuto sufficiente la documentazione allegata, ma restituita soltanto nel febbraio 2012”. Nel provvedimento vengono indicate come parti offese la Camera dei Deputati, il Senato e la Lega Nord. Che però ha rinunciato a costituirsi parte civile, con una decisione che all’epoca rese perplesso anche Maroni. Il partito del Nord si comporta come se avesse uno scheletro nell’armadio e nonostante la mancanza di fondi l’abbia costretto a mandare tanti ex lavoratori del Carroccio in cassa integrazione. Per qualcuno ci vogliono le ruspe. Altri li trattiamo con i guanti bianchi.
 

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