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Il focolaio di Coronavirus dopo il matrimonio a Vergato in provincia di Bologna

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La tradizione di baciare la sposa per fortuna non è stata rispettata, ma a Vergato in provincia di Bologna trentuno invitati alle nozze di una coppia che nei giorni scorsi si è sposata in zona sono in isolamento fiduciario dopo che la donna è risultata positiva al Coronavirus SARS-COV-2.

Il focolaio di Coronavirus dopo il matrimonio a Vergato in provincia di Bologna

Il vicesindaco Stefano Pozzi ha raccontato all’edizione bolognese di Repubblica che il matrimonio con rito civile è stato celebrato in Comune e durante la cerimonia tutti erano a debita distanza, mentre i festeggiamenti sono continuati in una struttura privata del posto. Lo sposo è originario del paese, mentre la sposa è di Treviso e fa l’operatrice sanitaria in una struttura della provincia: soltanto dopo le nozze ha cominciato ad avvertire i sintomi come la febbre: il tampone ha dato esito positivo e così si è messo così in moto il Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl, che ha contattato i colleghi del Veneto: venti degli ospiti, che arrivavano dal trevigiano, sono finiti in isolamento fiduciario, come ha spiegato ieri lo stesso governatore Luca Zaia.

Altri undici amici e parenti sono sotto sorveglianza a Bologna. Da quanto risulta, la positività dell’operatrice non ha generato ripercussioni sull’attività della struttura nella quale lavora. Ieri, intanto, si sono registrati in Emilia-Romagna 24 nuovi casi di contagio, di cui 21 asintomatici, scovati grazie agli screening. Sono stati eseguiti 7.793 tamponi e 1.783 test sierologici. Sono 25 i pazienti ancora ricoverati in terapia intensiva (sei in meno), 228 quelli ospitati negli altri reparti Covid (due in più), e calano anche le persone attualmente malate, giunte a quota 2.061, quasi un centinaio in meno in ventiquattr’ore.

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I decessi sono stati sette (4.192 dall’inizio dell’emergenza), di cui una vittima a Bologna: avrebbe compiuto 99 anni a settembre. Nell’area metropolitana i nuovi positivi sono quattro. La Fp Cgil di Bologna protesta invece per la decisione dell’Ausl di sospendere i test sierologici sugli operatori. La decisione deriva da una delibera regionale che ha deciso di far passare più tempo tra un “giro” e l’altro di test su tutto il personale, affinché l’intervallo sia «congruo e significativo». Il sindacato chiede invece «di riprendere con cadenza regolare i test sierologici nei confronti di tutto il personale. Non si valorizza solo con i bonus ma soprattutto mettendolo in sicurezza».

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