Opinioni

Fioramonti spiega perché è arrabbiato con il M5S (ma si capisce poco)

Da qualche giorno, ovvero da quello delle sue dimissioni, Lorenzo Fioramonti è diventato inaspettatamente loquace. Secondo il modo grillino di esserlo, ovviamente, visto che non accetta confronti e domande ma dalla sua pagina Facebook, come fosse una piazza San Pietro dal cui pulpito parlare, dice la sua su quanto gli sta accadendo intorno dopo le dimissioni da ministro della Pubblica Istruzione. Con una caratteristica peculiare: non parla in alcun modo della sua uscita dal M5S ma soltanto di quello che preferisce replicare. L’intervento comincia con un’emergenza democratica a cui l’ex ministro deve far fronte:

Non sono passate neanche 48 ore dall’annuncio delle mie dimissioni, che già non si parla più di scuola, università e ricerca, ma di retroscena fantasiosi, conti in banca e rendicontazioni. Sul New York Times ieri ci si chiedeva cosa accadrà all’insegnamento dello sviluppo sostenibile ora che il Ministro si è dimesso. Sui giornali italiani si parla, invece, delle mie restituzioni.

Ho già rassicurato la stampa estera che l’insegnamento dello sviluppo sostenibile è al sicuro e che la macchina ministeriale è attiva per la sua implementazione. Ora vorrei rassicurare invece i giornali italiani che, sulle restituzioni, hanno preso l’ennesimo granchio.

Ora che il NYT è stato rassicurato da Fioramonti in America forse riusciranno a dormire tranquilli. Meno, invece, dormiranno tranquilli quelli che lo hanno accusato di non aver restituito i 70mila euro:

Come ho spiegato in un post, le mie rendicontazioni sono state puntuali per tutto il 2018. Basta consultare il sito tirendiconto.it per vederlo. Poi, all’inizio di quest’anno, quando si è passati da una donazione sul Bilancio dello Stato ad un bonifico da effettuare su un conto privato (che ha suscitato non poche polemiche nel gruppo parlamentare), centinaia di parlamentari hanno sospeso le restituzioni in attesa di chiarimenti. Nel mio caso, ho continuato a farle sul conto del Bilancio dello Stato e poi ho deciso di devolvere gli ultimi mesi (per un totale di meno di 20 mila euro, e non di 70 mila come riportato dai giornali) al Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, centro pubblico di ricerca in procinto di attivazione a Taranto.

lorenzo fioramonti

Fioramonti però, pur avendolo letto ovunque, non spiega come sia possibile dare soldi al Tecnopolo se il tecnopolo non ha un conto corrente, come ha spiegato ieri il ministero dello Sviluppo. Sul punto l’ex ministro non dice nulla, stranamente. In compenso dice che lui ha sempre contestato il sistema di restituzioni approntato da Di Maio:

In tanti, abbiamo contestato il metodo farraginoso e poco trasparente con cui si gestiscono le nostre restituzioni. Lo abbiamo fatto in molteplici riunioni di gruppo, perché è giusto che i panni sporchi si lavino in famiglia. Poi, quando abbiamo capito che non si andava da nessuna parte, lo abbiamo fatto anche pubblicamente. Io lo scrissi in un articolo pubblicato (guarda un po’) su Il Fatto Quotidiano proprio all’inizio di quest’anno.

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma avete accettato tutto questo quando vi siete candidati? La risposta è no, perché il metodo è stato scelto (o meglio imposto) dopo le elezioni, andando palesemente contro quanto annunciato ai candidati in campagna elettorale. Per fortuna, nell’epoca di WhatsApp, tutto rimane scritto. Compreso il risentimento dei parlamentari (molti dei quali non avrebbero il coraggio di sostenerlo in pubblico) e l’imbarazzo dei gruppi dirigenti per un sistema gestito da una società, il cui ruolo rimane a tutti poco chiaro.

E per adesso la storia è tutta qui. Cosa farà da grande Fioramonti, invece, è ancora un mistero.

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