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La finta apertura di Renzi a Grillo sulla Rai

Matteo Renzi apre a Beppe Grillo sulla Rai? Ne è convinto il Corriere della Sera, che manda la cronista ufficiale del premier, Maria Teresa Meli, a raccontarci che dopo l’intervista rilasciata dal capo del MoVimento 5 Stelle al quotidiano ci sarebbe un’apertura tra PD e grillini sulla riforma del servizio pubblico. Una questione che ha un doppio effetto: il primo è quello di mandare in cantina il presunto dialogo con la sinistra PD e SEL riguardo il reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito, che andrebbe ad intaccare la politica economica del governo. Il secondo è quello di minacciare seriamente Berlusconi e compagnia.
 
LA FINTA APERTURA DI RENZI A GRILLO SULLA RAI
I racconti di giornata si aprono con l’incontro chiesto da Renzi a Grillo sulla Rai, a cui il capo dei grillini alla fine ha detto no:

Giorni fa, quando ha cominciato a porsi e a porre seriamente la questione della Rai, Renzi ha chiesto un incontro a Grillo. Il premier è determinato a «togliere la tv di Stato dalle mani dei partiti» ed è convinto che questo sia il presupposto fondamentale per una vera riforma di quell’azienda. Almeno su questo Grillo la pensa nello stesso modo, come dimostra anche il documento che ha presentato al presidente Mattarella, in cui al punto dedicato alla Rai, si parla proprio di liberare la tv dalle forze politiche, di darle maggior trasparenza, di fare assunzioni non per meriti partitocratici ma grazie ai «curricula » professionali.
Perciò Renzi ha compiuto questo passo riservato, tramite intermediari. Grillo alla fine ha preferito rinunciare all’incontro, ma ha fatto sapere di essere favorevole a tentare un’intesa attraverso «la via parlamentare».

Ma poi, spiega sempre la Meli, è arrivata l’apertura di ieri:

Ieri, poi, l’intervista al Corriere di Grillo ha rappresentato il segnale ufficiale inviato all’indirizzo di Renzi per dire che i Cinquestelle erano disponibili sul serio al dialogo. Il premier vuole andare a vedere le carte di Grillo perché sa che difficilmente con altri partiti, come Forza Italia, potrebbe fare la riforma che sogna, quella in cui i partiti saranno costretti a «mettere giù le mani dalla Rai». Però è prudente, perché sa che con i grillini la cautela è d’obbligo. «Noi — ha spiegato ai suoi il premier — abbiamo sempre auspicato e ricercato il confronto, perciò siamo disponibili e prenderemo atto di questa posizione. Però dobbiamo anche ricordarci che finora sono sempre stati loro a dirci di no e a chiudere la porta, perciò non facciamoci troppe illusioni. Dopodiché, se riuscissimo a fare un disegno di legge che cancella la Gasparri ed elimina i partiti dalla Rai, sarebbe un fatto importante».
Insomma, tanta, tanta cautela ma anche la speranza che alla fine l’ala ragionevole dei grillini presente in Parlamento capisca che anche il suo elettorato vuole che il Movimento riesca a portare qualcosa di significativo a casa e non si limiti all’ostruzionismo o all’Aventino. Anche perché a quel punto la strada del decreto sulla Rai diverrebbe la più probabile

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E LA STRATEGIA SOTTESA
Ma per capire quello che c’è dietro il giochino bisogna addirittura leggere oggi Giuliano Ferrara sul Foglio, che riepiloga tutte le occasioni, in questa legislatura, in cui PD e grillini erano a un passo dall’accordo:

In alcuni casi (rarissimi) il dialogo è sincero e può produrre effetti (vedi il caso Consulta-Csm). In altri casi (quasi sempre) il dialogo è solo un modo per dimostrare (a) che il Movimento 5 stelle è vivo e lotta insieme a noi e per dimostrare (b) poi, una volta registrato il rifiuto da parte dell’interlocutore, che non è il 5 stelle che non vuole dialogare ma èil Pd che non vuole uscire dalla logica dell’inciucio con il Caimano. E quindi si ricomincia da capo. Grillo ha oggettivamente un grave problema di identità che costituisce poi il limite di un movimento che oltre che arrivare sempre tre non conta e non può contare mai un tubo. Il Movimento 5 stelle ha senso se è intransigente.Se è intransigente è irrilevante. Se non è intransigente, però, semplicemente non ha più senso.
Gli ami e gli #spiragli di Grillo non pongono però un problema di identità solo all’interno del 5 stelle ma lo pongono periodicamente anche all’interno del Pd. Nel Partito democratico c’è chi utilizza lo spiraglio per sognare una nuova grande e strategica fase politica di riforme insieme con il compagno Di Battista e chi invece usa, e non utilizza, le singole aperture di Grillo o per portare a casa alcuni provvedimenti (raro) o per spingere all’interno del perimetro di governo gli unici alleati con cui Renzi, per affinità, percorso e da un certo punto di vista cinico realismo politico, può combinare qualcosa in questa legislatura: Forza Italia.
Finora Renzi ha fatto sempre così: ha usato le aperture di Grillo non per sognare governi con Di Maio ma per minacciare amichevolmente Forza Italia: o torni con noi, o io faccio le cose con Beppe. Ha funzionato finora. Chissà che, anche per la gioia di Grillo, non funzioni anche questa volta.

Insomma, ogni apertura di Renzi a Grillo serve a parlare a suocera perché nuora intenda. Così come a Grillo serve per far notare che quando chiede patti alla fine gli dicono di no. Un gioco delle parti, noioso ma efficace per entrambi.