Politica

A Ferrara «prima gli italiani» per i buoni spesa

La giunta leghista ha decretato come requisito l’avere la cittadinanza italiana o di uno stato UE oppure di un permesso di soggiorno di lungo periodo o ancora la carta di soggiorno per familiare, comunitario o extracomunitario, o di cittadino dell’Unione Europea

bondeno ALAN FABBRI MATTEO SALVINI

Avevamo appena finito di elogiare il sindaco di Ferrara Alan Fabbri perché aveva spiegato anche a Salvini che i buoni spesa della Protezione Civile non ammontano a 7 euro a persona ed ecco che ci tocca dare conto dell’ultima genialata: i criteri di assegnazione dei buoni spesa governativi decisi dal Comune di Ferrara. La giunta leghista ha infatti decretato come requisito l’avere la cittadinanza italiana o di uno stato UE oppure di un permesso di soggiorno di lungo periodo o ancora la carta di soggiorno per familiare, comunitario o extracomunitario, o di cittadino dell’Unione Europea.

Coronavirus: a Ferrara «prima gli italiani» per i buoni spesa

“La decisione della giunta è un’offesa – ha detto Leonardo Fiorentini di Emilia-Romagna Coraggiosa – anche nel tragico momento che stiamo vivendo insieme, italiani e non”. Per il coordinatore della lista, “classificare le persone non in base al bisogno e allo stato di necessità ma in base alla nazionalità è politicamente ed eticamente vergognoso, ancora più – aggiunge – in questo momento di crisi sanitaria”. In Romagna anche la giunta di centrodestra di Forlì ha adottato lo stesso criterio di assegnazione mentre Rimini (centrosinistra) richiede la residenza nel Comune.

“A Ferrara Alan Fabbri ha deciso di alimentare una quanto mai insopportabile guerra tra poveri, classificando in base alla nazionalità i nuclei che hanno bisogno della solidarietà alimentare”, ha detto il consigliere regionale Igor Taruffi. “Si tratta di un atteggiamento in contrasto con i principi costituzionali. Un fatto grave, che denota ancora una volta come questa destra sia sempre e solo impegnata a soffiare sul fuoco della discriminazione”. Dal canto suo, Fabbri rivendica la scelta sostenendo che “i buoni spesa legati a questa emergenza devono essere utilizzati soprattutto da chi non usufruisce e non ha mai usufruito di altri aiuti: devono servire ai lavoratori precari, ai professionisti che si trovano all’improvviso senza entrate, ai cassaintegrati e agli imprenditori bloccati nelle loro attività. E’ evidente che chi già è seguito dai servizi sociali, in termini economici, continuerà ad esserlo”. Secondo il sindaco leghista “le polemiche sui criteri che abbiamo individuato per l’assegnazione dei buoni spesa sono frutto di un pregiudizio politico che pretende, ancora una volta, di indirizzare qualsiasi forma di sostegno sempre alle stesse fasce di popolazione, fingendo di non sapere che senza fissare regole chiare si rischia di erogare aiuti, ancora una volta, soprattutto agli immigrati che già accedono a tante altre forme di sostegno”.

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