Economia

La trattativa Stato-FCA sul prestito da 6 miliardi

FCA risparmierà almeno 150 milioni di interessi sulla garanzia che sarà fornita: “Il rischio era di perdere del tutto Fiat, fornire l’alibi per un ridimensionamento degli impianti e l’addio agli investimenti promessi”

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Fca Italia ha chiesto a Banca Intesa Sanpaolo il prestito di 6,3 miliardi di euro garantito dalla Sace,come previsto dalle agevolazioni per l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19. Secondo i calcoli del Corriere della Sera, FCA risparmierà almeno 150 milioni di interessi sulla garanzia che sarà fornita. Fca Italia si è impegnata a mantenere tutti gli investimenti pianificati in Italia, ha garantito i piani occupazionali, ha accettato di non delocalizzare.

La trattativa Stato-FCA sul prestito da 6 miliardi

Il prestito durerà tre anni. Finirà di essere restituito nel 2023 per far fronte al blocco da Coronavirus. Nell’attuale formulazione del decreto le società che accedono alla garanzia pubblica non possono distribuire dividendi nel 2020. Carlo Di Foggia sul Fatto Quotidiano oggi spiega cosa c’è dietro l’assenso del governo all’operazione:

“Il rischio era di perdere del tutto Fiat, fornire l’alibi per un ridimensionamento degli impianti e l’addio agli investimenti promessi”. Riassume il senso di un’operazione che appare un regalo al colosso con sede legale in Olanda e fiscale nel Regno Unito e alla olandese Exor, cassaforte degli Agnelli, ma che al dicastero guidato da Roberto Gualtieri difendono con forza, definendola una, per così dire, scelta di politica industriale – l’unica a disposizione – di fronte a uno scenario drammatico, vista la tappa finale: “Fra 8 mesi ci sarà la fusione con Peugeot, il punto è far restare in Italia almeno quel che ora c’è, vista anche la crisi enorme che attraverserà il settore”. Insomma, sfruttare la garanzia pubblica sui debiti come arma, l’unica, in un sistema –il mercato unico europeo –che lascia gli Stati senza munizioni per evitare fuga all’estero e delocalizzazioni.

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Le sedi dei colossi dell’automobile (Corriere della Sera, 19 maggio 2020)

L’ok del governo è quindi condizionato agli impegni segnati nel decreto del ministero e che spingono Roberto Gualtieri a credere di aver in qual che modo inchiodato Fca a una serie di impegni con l’Italia che invece Fca non voleva rispettare, specie dopo l’annuncio della fusione con Psa-Peugeot: “Ora che si fondono coi francesi, è nostro interesse tenerli ancorati qui in qualsiasi modo”. Già questo dà l’idea di quanto fossero considerate attendibili, nelle stanze del governo, le promesse fatte da John Elkann e soci in questi mesi: “La realtà è che se ne volevano andare. Solo così possiamo assicurarci che rispettino i patti”.

Il prestito a FCA e le regole più rigide

Claudio Tito su Repubblica spiega invece che per il prestito a FCA il governo punta a regole più rigide, ovvero una modifica al decreto liquidità. Una correzione proprio all’articolo 2 del provvedimento che prevede la garanzia pubblica di Sace ai prestiti richieste dalle società.

Nella maggioranza giallorossa il tema è ormai all’ordine del giorno. E taglia trasversalmente i partiti della coalizione governativa. Che sul punto si dividono anche al loro interno. Le polemiche delle ultime ore sul sostegno richiesto da Fca a Banca Intesa, dunque, hanno scatenato un vero e proprio dibattito nell’esecutivo. Che, appunto, sta valutando come e se intervenire sul testo. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti due commi. Il primo riguarda l’impegno dell’azienda «beneficiaria» a non distribuire dividendi «nel corso del 2020». L’altro è quello che vincola il prestito «a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia».

eurobond GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI

Su questo ieri è intervenuto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, con un primo annuncio che di fatto anticipa informalmente la modifica: «Abbiamo detto a Fiat che con il prestito ci devono pagare investimenti in Italia». Sostanzialmente l’esecutivo esige «impegni aggiuntivi rispetto a quelli esistenti», fra cui «rafforzare e confermare tutti gli investimenti in Italia» e il divieto di «delocalizzazioni».

Per Carlo Calenda però non basta: limitare il congelamento degli utili solo a quest’anno «non tiene conto del fatto che nel 2021 Fca dovrebbe avere un dividendo di oltre 5 miliardi – anche a causa della fusione con Psa – che potrebbe essere staccato con un conguaglio già nei primi mesi dell’anno». Ossia una cifra simile al prestito chiesto da Fca Italia e pur contando, attraverso il gruppo internazionale, su una solida situazione patrimoniale. La soluzione prospettata consisterebbe nell’estendere di 12 mesi il divieto. C’è anche l’aspetto fiscale sul tavolo:

Fca dal 2014 ha sede legale in Olanda e fiscale nel Regno Unito. Sulle attività italiane (a cui sono destinati i prestiti garantiti) paga le tasse in Italia (solo mezzo miliardo nel 2019 perché sono in perdita da anni). Diverso è il caso dei dividendi, cioè la parte degli utili distribuita agli azionisti. Di per sé, non sono tassati molto neanche in Italia: viene applicata un’aliquota Ires del 24% solo sul 5% dell’ammontare, cioè un’aliquota effettiva dell’1,2%. Su un dividendo di 2 miliardi parliamo di 25 milioni sottratti all’erario italiano.

Poi ci sono gli utili prodotti all’estero. Il fisco olandese di fatto rende esentasse i dividendi, ma permette anche di ridurre l’a li q u ot a formale sugli utili abbattendo gli imponibili. Nel 2019, per dire, Fca ha fatto ricavi per 108 miliardi, e utili per 6,6 miliardi, pagando imposte per soli 1,3 miliardi. Un “tax rate” dell’1,5%, assai invidiabile in Italia e forse dovuto anche alle perdite assorbite negli anni precedenti dall’acquisto di Chrysler. C’è poi un altro aspetto: anche se è difficile che Fca riesca a portare molti profitti generati dall’Italia fuori dal nostro Paese coni meccanismi elusivi del transfer pricing è pure vero che non sappiamo se nel 2014 siano stati trasferiti all’estero anche beni poco tangibili come marchi, brevetti e ricerca scientifica. A ogni modo tutte le multinazionali concentrano servizi sulla casa madre, cosa che genera utili finanziari (su cui il fisco olandese chiede imposte assai basse). Vale la pena poi di ricordare che a fine 2019 Fca ha riconosciuto 730 milioni all’amministrazione fiscale italiana per aver sottostimato il valore di Chrysler pagando meno tasse.

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