Cultura e scienze

Fausto Brizzi: tutti contro il "renziano" e la "superiorità morale" della Sinistra

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Il nostro è un Paese fantastico in grado di affrontare con serenità anche gli argomenti più scabrosi. Tutto ovviamente senza trasformare ogni fatto di cronaca in una gara tra tifoserie. Prendiamo ad esempio le accuse di molestie sessuali nei confronti di Fausto Brizzi. C’è chi lo difende e attacca le vittime che si sono “nascoste” dietro l’anonimato per gettare fango sul regista e chi invece lo considera già “un mostro”. Purtroppo la realtà è una faccenda complessa, che spesso poco si presta alle semplificazioni.

Fausto Brizzi, colpevole di essere renziano

Brizzi molto probabilmente non è un mostro, così come quelle che lo accusano probabilmente non sono delle “troie in cerca di notorietà”. Le accuse sono troppo circostanziate per poter essere inventate di sana pianta. Ci sono troppi dettagli che si ripetono. Allo stesso tempo però non sappiamo ancora quale sia la versione di Brizzi. Da quando si è iniziato a parlare di un “quarantenne regista romano” si è chiuso dietro un muro di silenzio dal quale giungono solo le dichiarazioni dell’avvocato tramite il quale ci fa sapere di “non avere mai avuto rapporti non consenzienti“.
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C’è però un altro aspetto, tutt’altro che marginale per alcuni, di questa vicenda. Fausto Brizzi infatti nel 2012 parlò – come tanti altri – alla stazione Leopolda a sostegno della candidatura di Matteo Renzi alla Segreteria del Partito Democratico in vista delle elezioni politiche del 2013.

Cosa c’entra questo fatto con le accuse di molestie e violenza sessuale nei confronti di Brizzi? Assolutamente nulla. Perché è ovvio che Brizzi non sia andato alla Leopolda perché era un molestatore ma perché – come molti – credeva nel progetto di Renzi. E non si può certo pensare che lo staff della Leopolda fosse a conoscenza di quello che faceva Brizzi nel privato e che lo abbia chiamato a parlare proprio per questo.

Quelli che godono perché Brizzi è “renziano” e di sinistra

C’è però chi la pensa diversamente e non ha perso l’occasione per legare una vicenda personale ad una vicenda politica. Ci hanno pensato per primi il Giornale e Libero che hanno parlato di “regista renziano nella bufera” una volta che era chiaro che era lui uno dei registi oggetto del servizio delle Iene del 22 ottobre. Ci ha pensato poi Luca Morisi, uomo chiave della macchina della propaganda della Lega Nord, a scagliarsi contro il “regista ufficiale della Leopolda, amicone di Renzi”.
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Per la precisione Brizzi non è il “regista della Leopolda” nel senso che è lui ad aver organizzato l’incontro dei renziani. Il regista romano ha girato un docufilm di 26 minuti realizzato durante il tour di avvicinamento di Renzi alle primarie “Italia. Bene Comune” del 2012.
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Non si parla più di Brizzi, né di quello che hanno subito e patito le sue vittime. Si parla invece del suo rapporto con il “Pinocchio di Rignano”. Quasi che la responsabilità penale di Brizzi debba essere ripartita almeno in parte con il Segretario del PD.
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Ma il godimento degli avversari e dei critici di Renzi è doppio perché ora che si scopre che Brizzi è “amico di Renzi” e ha molestato decine di attrici viene meno anche la famosa e tanto temuta superiorità morale della sinistra. La stessa sinistra che criticava Berlusconi per il bunga-bunga e le olgettine. Il fatto che le accuse di molestie non c’entrino nulla né con la politica né con la superiorità morale di chicchessia ovviamente è solo un piccolo dettaglio.
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Anche perché è facile così far passare in secondo piano le accuse di molestie, i racconti delle violenze sessuali e le sofferenze delle vittime.
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Non manca però chi ha trovato tra il caso Weinstein e quello Brizzi inquietanti punti di contiguità. Weinstein era infatti amico di Obama (come Renzi!1) e Brizzi era un “frequentatore assiduo della Leopolda”. Come non notare il fatto che a sinistra (il fatto che Obama non sia di sinistra è solo  un dettaglio) sia pieno di stupratori? Manca poco all’invenzione di un Pizzagate italiano. Ma fate attenzione, che anche Trump disse che le donne “vanno prese per la figa“.

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