Opinioni

Fausta Bonino: l'infermiera accusata di tredici omicidi a Piombino

Dalla tarda serata di ieri i Carabinieri del NAS di Livorno coadiuvati da militari del Comando Provinciale, stanno eseguendo un`ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Livorno dott. Antonio Pirato nei confronti di un`infermiera professionale ed un decreto di perquisizione. Secondo le indagini, si legge in una nota, l`infermiera è ritenuta responsabile del reato di omicidio volontario continuato, avvenuto negli anni 2014 e 2015, nei confronti di 13 pazienti tutti ricoverati, a vario titolo e per diverse patologie, presso l`Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione dell`Ospedale civile di Piombino. Dopo l’arresto la donna è stata trasferita nel carcere di Pisa. 55 anni, originaria di Savona da una famiglia piemontese, era in Toscana dall’inizio degli anni ’80. Dopo il trasferimento di reparto nell’ottobre 2015 dell’infermiera Fausta Bonino, 55 anni, residente a Piombino (Livorno) con la famiglia, nel reparto dove prestava servizio si è passati dal 20% al 12% del tasso di mortalità. Lo hanno riferito i carabinieri del Nas di Livorno, precisando che anche questa particolare statistica è un elemento importante dell’inchiesta. Sempre i carabinieri, in una conferenza stampa, hanno aggiunto che gli accertamenti sulle morti all’ospedale di Piombino non sono conclusi e proseguiranno ancora con ulteriori approfondimenti.
infermiera piombino
L’ADN ricorda una serie di precedenti di infermiere accusate di aver ucciso pazienti. Tra i casi più eclatanti quello di Daniela Poggiali, ribattezzata dai media come ‘l’infermiera killer’ di Lugo. L’11 marzo 2016, la 44enne ex infermiera dell’ospedale Umberto I di Lugo di Romagna, accusata di avere ucciso, l’8 aprile 2014, una sua paziente 78enne con un’iniezione letale di potassio, viene condannata all’ergastolo. La procura aveva chiesto la massima pena più l’isolamento diurno per un anno e mezzo, che invece è stato escluso, così come anche i motivi abbietti. La donna era stata ritratta in alcuni selfie con pazienti morti. Un altro caso è quello dell’infermiere Angelo Stazzi, ribattezzato come ‘l’angelo della morte’. Il 25 giugno 2015 viene confermata la condanna all’ergastolo per l’uomo, accusato e già condannato a vita per aver provocato la morte di cinque anziani che erano affidati alle sue cure in una casa di riposo alle porte di Roma. In particolare i decessi avvennero nella casa di riposo ‘Villa Alex’ di Sant’Angelo Romano. A confermare la condanna era stata la Corte d’Assise d’Appello di Roma, presieduta da Mario Lucio d’Andria, che aveva confermato la sussistenza dell’accusa per quanto riguarda due dei cinque decessi contestati mentre per gli altri ha disposto l’assoluzione dell’imputato. Stazzi, che secondo l’accusa uccise gli ammalati tra il gennaio e l’ottobre del 2009, era già stato condannato per l’omicidio di una collega, Maria Teresa Dell’Unto.