Politica

La pagina del Fatto contro Di Maio vicepremier

Mentre Luigi di Maio è chiuso nel bunker a chiedere poltrone negando di tenere alle poltrone e sostenendo di aver rifiutato poltrone da Salvini quando a bloccare il tentativo di ritorno dei gialloverdi è stato lo Stato Maggiore grillino (da Beppe a Fico), il Fatto Quotidiano oggi va all’attacco del poltronista ma senza chiamarlo così. Comincia Marco Travaglio nel suo editoriale:

L’ultimatum di venerdì, che ha creato inutili tensioni, è incomprensibile: persino sui dl Sicurezza il Pd aveva accettato di ripartire dalle critiche di Mattarella, anziché da un’abrogazione integrale che conviene solo a Salvini. Certo, bisogna mostrare i muscoli agl’iscritti titubanti di Rousseau. Certo, è sempre meglio vampirizzare che essere vampirizzati. Ma se Di Maio spera di recuperare peso e voti travestendosi da Salvini dei giallo-rosa, sbaglia di grosso. Le gare di rutti sono roba da Salvini. E alla lunga stancano. Ora, per reazione, la gente vuole ministri seri che parlino coi fatti.

E si continua con un’intera pagina di “opinioni” sulla questione: il quotidiano usa opinionisti interni ed esterni per spiegare a Giggetto che non è il caso di continuare a fare lo spiritoso. Comincia Marco Revelli:

Nello scorso governo, Di Maio era vicepremier eppure Salvini se lo è mangiato nei consensi. Motivo per cui consiglierei al capo politico dei 5 Stelle di non dare troppa importanza a queste cose: non rischierei il suicidio politico per una carica inutile.

Continua Andrea Scanzi:

È stato un buon ministro del Lavoro e merita forse la riconferma (io preferirei un governo di soli “competenti” come ha ipotizzato Grillo), ma non merita il ruolo di vicepremier. Da Salvini si è fatto turlupinare come un bischero, come leader ne ha sbagliate troppe e la sua uscita di venerdì (“O si fa così osi va al voto”) è scellerata per tempi e modi.

 

di maio vicepremier 1

E poi c’è Daniela Raineri:

Forse sta giocando con le caselle del governo per farsi un sondaggio gratis e/o tenersi aperta una porta sul voto; forse vuole dare un segnale agli utenti di Rousseau, come a dire: sono ancora uno di voi, non mi piego ai giochi di palazzo. Il risultato, temiamo, è stato dare un’immagine poco solida di sé, come a dire: sono ancora uno di voi, non so fare politica.

Poi, con argomenti simili, ci sono Lucia Annunziata, Nadia Urbinati, Moni Ovadia. Non male, no?

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