La macchina del funky

Ezio Mauro e la sinistra che dimentica la sua storia

matteo renzi marco minniti

Ezio Mauro, già direttore di Repubblica, nel suo editoriale di oggi critica aspramente il Partito Democratico per l’incredibile comportamento tenuto riguardo i fatti di Macerata.

Quando i partiti si riducono a semplici comitati elettorali, e non hanno più ideali politici a cui riferirsi perché vivono nell’estemporaneo, diventano subalterni al senso comune, suoi replicanti. Invece di orientare l’opinione pubblica la inseguono gregari, perché invece di testimoniare una storia affogano nella cronaca. Con il risultato di far mancare al Paese l’interpretazione degli avvenimenti attraverso le grandi culture politiche di riferimento e la loro pedagogia. Nell’Italia estrema di oggi, si scopre così quant’è difficile dirsi moderati, e dirsi riformisti.

È evidente che in una normale campagna elettorale una forza di sinistra avrebbe già tenuto una riunione della sua direzione a Macerata, aperta alla cittadinanza e ai media nazionali, riconsegnando la città a se stessa dopo gli spari, restituendole sicurezza attraverso la politica dopo il razzismo terrorista. Etrasformando quelle piazze magnifiche e quelle strade in una riconquista della convivenza civile e democratica, per tutti. Questo vale per qualsiasi sinistra, nata ieri o centenaria. Ma per una sinistra di governo, generata per di più da due culture popolari e costituzionali, diventa un obbligo.

manifestazione macerata 10 febbraio

Mauro invece nota che è mancato proprio questo coraggio nelle parole degli esponenti del Partito Democratico:

Cosa vuol dire il proposito di Renzi di «abbassare i toni», dopo Macerata? Prima di tutto un tono bisogna averlo. Bisogna saper leggere la banalizzazione quotidiana del fascismo che si pratica nell’ignoranza della storia ma soprattutto nell’indifferenza generale, bisogna testimoniare a testa alta i valori dell’accoglienza nella responsabilità, bisogna separare la politica dalla xenofobia, bisogna pretendere che la violenza venga ripudiata senza ambiguità.

Per queste ragioni di democrazia si può andare in piazza dopo Macerata e a Macerata, invece di inseguire impossibili elettori di destra col rischio di aprire altre falle a sinistra: per non saper cosa fare, per non saper cosa dire, per non sapere in realtà cos’è la sinistra oggi in un Paese come l’Italia.

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