Opinioni

Come cambia l'età della pensione per i nati negli Anni Cinquanta

Il governo Gentiloni ha annunciato ieri di non voler toccare l’aumento dell’età della pensione a 67 anni e quindi quando l’ISTAT, entro l’anno, comunicherà l’aggiornamento dell’aspettativa di vita l’adeguamento per le pensioni di vecchiaia diventerà automatico. Dai 66 anni e 7 mesi di oggi, in base alle specifiche della riforma Fornero, si dovrebbe arrivare a 67 anni. I primi a subire l’effetto dell’adeguamento saranno gli esponenti della classe 1952, ovvero 60mila persone e per due terzi donne come spiega oggi Repubblica.

Dovranno lavorare cinque mesi in più? Non è detto. L’Istat sta facendo ancora i calcoli. Alla fine sottrarrà la speranza di vita del 2016 – ancora ignota – a quella del 2013, come vuole la legge. E non sappiamo se questa differenza sia proprio cinque mesi. Potrebbe essere quattro o sei. O anche zero e allora il periodo residuo da vivere per un 65enne potrebbe rimanere pari a 20 anni e 3,6 mesi, proprio come nel 2013. A quel punto anche l’età per la pensione di vecchiaia resterebbe inchiodata a 66 anni e 7 mesi, come oggi.

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L’infografica del Messaggero sui requisiti previsti per le pensioni di vecchiaia (9 agosto 2017)

Se così fosse, la discussione si sposterebbe di due anni. L’adeguamento all’aspettativa di vita, sin qui triennale, dopo il 2019 diventa biennale (lo dispone la legge Fornero). Nel 2021 l’Istat quindi deve ricalcolare il dato. E se questo rimane ancora sotto i 67 anni, allora scatta la clausola di salvaguardia messa nella legge Fornero, all’epoca voluta da Bruxelles: si sale a 67 anni comunque dal 2021 in poi. Volente o nolente lì si finisce.

La normativa d’altro canto guarda alla stabilità dei conti:

Derogare all’automatismo del 2019, quale che sia l’entità dei mesi da aggiungere, significa affossare da subito – già nel primo anno, nel 2020 – i conti pubblici di oltre 3 miliardi, come mostra la simulazione della Ragioneria dello Stato. D’altro canto le bombe pronte ad esplodere sono due. Da una parte, quella demografica. Nel giro di un secolo – come mostrano le elaborazioni di Progetica su dati Istat – la piramide della popolazione italiana tende a rovesciarsi. Nel 1957 c’erano più giovani e giovanissimi che vecchi e centenari.

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Pensioni, a chi si applica il sistema retributivo e contributivo (La Repubblica, 30 luglio 2017)

Nel 2057 si tenderà quasi all’inverso. Anche per questo la gobba previdenziale – la seconda bomba – mostrata dalla Ragioneria nel suo studio è inequivocabile: attorno al 2045 la spesa previdenziale si impenna, raggiunge un picco pari al 17% del Pil, per poi scemare. E questo grazie ai baby boomers, i nati tra 1958 e 1964: vanno in pensione nel 2030, quando la curva inizia a impennarsi, e ci restano fino al 2045. Intaccare il meccanismo dell’adeguamento automatico alla speranza di vita prima del 2045 significa far esplodere i conti.

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