Economia

Esercizio provvisorio: cosa succede senza legge di bilancio

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Cosa succede se salta la legge di bilancio? Tecnicamente la risposta è una e si chiama esercizio provvisorio: significa che se non viene approvata una legge di bilancio entro il primo gennaio 2020  vengono autorizzate solo spese pari a un dodicesimo del totale. Il precedente dell’esercizio provvisorio risale a trent’anni fa, quando il governo Goria fu costretto, nel bel mezzo della stagione del cosiddetto “assalto alla diligenza”, a ricorrervi per tre mesi (il massimo consentito è di quattro mesi). Ma, spiega oggi Dino Pesole sul Sole 24 Ore, da un lato, la mancata approvazione della legge di Bilancio entro il 31 dicembre, in assenza di un atto avente forza di legge che definisca le coperture alternative, farebbe scattare in automatico l’aumento di tre punti dell’Iva con effetti depressivi pressoché certi e immediati. Dall’altro costituirebbe un vulnus in termini di immagine e di reputation, elementi fondamentali per un paese che deve collocare sul mercato 400 miliardi di titoli del debito pubblico ogni anno.

È vero, come sostengono gli esegeti di finanza pubblica, che nei mesi in cui scatta l’esercizio provvisorio si risparmia poiché vengono autorizzate solo spese pari a un dodicesimo del totale. Ma è altrettanto vero che si bloccano le spese per investimenti e nel momento in cui si torna (con il via libera ai tempi supplementari alla legge di Bilancio) alla gestione ordinaria, si registra un effetto incrementale della spesa nei mesi restanti dell’anno. Tutte considerazioni che rendono obbligata la ricerca di soluzioni alternative. Quali?

In caso di voto a fine ottobre scatterebbe una inevitabile corsa contro il tempo. Tra insediamento delle nuove Camere, con tutti gli adempimenti connessi (elezione dei presidenti e formazione dei gruppi parlamentari), costituzione del nuovo governo e voto di fiducia resterebbero una manciata di giorni per evitare l’esercizio provvisorio. Un lasso di tempo forse sufficiente ma solo per una manovra/ponte che si incarichi di finanziare le spese indifferibili e affrontare il nodo dell’Iva.

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L’aumento dell’IVA regione per regione (Il Sole 24 Ore, 10 agosto 2019)

Una delle possibili strade è che si disponga l’aumento parziale per un punto, un punto e mezzo dell’aliquota intermedia ora al 10% e dell’aliquota ordinaria ora al 22 per cento. Per il resto si potrebbe concordare con Bruxelles un nuovo target per il deficit 2020 così da coprire le restanti clausole di salvaguardia. In sostanza 10/11 miliardi per portare il deficit del prossimo anno attorno al 2,5% rispetto a un tendenziale che si aggira attorno all’1,7% (contro il 2,1% previsto dal Def di aprile) reso possibile grazie ai minori esborsi per reddito di cittadinanza e quota 100 e alle maggiori entrate garantite dalla fatturazione elettronica.

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