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La lettera a Santoro con cui Letta rivendica la scelta di fornire armi all'Ucraina

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enrico letta michele santoro

Il segretario del Partito democratico Enrico Letta dedica una lunga lettera a Michele Santoro, giornalista ed ex europarlamentare, intervenuto ieri sera a PiazzaPulita per parlare della guerra in Ucraina. Il suo punto di vista nell’intervista di Corrado Formigli era sintetizzabile così: continuare a fornire armi all’esercito di Kyiv farà sentire Putin messo all’angolo, e a quel punto potrebbe fare ricorso alle armi atomiche visto che i soldati di Mosca sono poco addestrati e mal equipaggiati. Un invito, quindi, a cercare il dialogo con Putin: “Questo è il momento migliore per fare un accordo con lui, perché non ha realizzato i suoi obiettivi. È in difficoltà, la guerra può finire solo se noi gli offriamo una via d’uscita”. “Se per il popolo ucraino oggi oppresso proprio ora sotto le bombe e i missili c’è anche solo una possibilità di negoziato – scrive Letta – lo si deve a un atto di resistenza fiera e senza compromesso. Lo si deve alla ribellione di chi non si consegna, non si arrende, non si inginocchia. Chi siamo noi per dire loro di inginocchiarsi? La lista degli errori dell’Occidente non può essere un argomento sufficiente per persuaderli alla resa”.

La lettera a Santoro con cui Letta rivendica la scelta di fornire armi all’Ucraina

Il segretario dem critica il mancato riferimento alla “resistenza”, “il valore fondante della nostra Repubblica, il segno distintivo della vicenda della sinistra in Italia”, che caratterizza il popolo invaso a scapito dell’esercito invasore. E sulle critiche mosse verso l’Unione europea: “Dici che non esiste, l’Europa. Io dico che esiste eccome e che anzi sta dimostrando, come diceva Jean Monnet, di trovare dentro la crisi le ragioni più profonde della propria unità. È accaduto con la pandemia, con un piano di ricostruzione finanziato con debito comune. Accade oggi, con la guerra. Questo sono le sanzioni. Questo è il sostegno alla resistenza ucraina. Questo è il sì, finalmente senza ambiguità, all’accoglienza di milioni di profughi.  Questa è anche, per inciso, la reazione ferma e unitaria agli accenti troppo marcati di Biden sul cambio di regime, che in tanti in Europa abbiamo stigmatizzato, me compreso”.