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Ma davvero l’emergenza Coronavirus finirà il 25 marzo o il 3 aprile?

I due DPCM emanati dal Governo fissano queste due date come termine per le disposizioni di contenimento della diffusione contagio da Covid-19 sul territorio nazionale. Ma, spiega Walter Ricciardi dell’OMS, la guerra sarà ancora più lunga e si protrarrà fino all’estate

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L’Italia è zona rossa da un giorno, ma ogni giorno sembra durare un anno. La strada verso il 25 marzo è ancora lunga, saranno dodici giorni difficili perché non siamo abituati a vivere così. E soprattutto saranno difficili per coloro che non potranno andare a lavorare e sanno che più settimane passeranno maggiore sarà il rischio di trovarsi senza lavoro. Ma l’emergenza finirà davvero il 25 marzo o il 3 aprile, magari in tempo per la Pasqua?

Che cosa significano le date del 25 marzo e del 3 aprile

L’epidemia di coronavirus non finirà per decreto. E il 25 marzo è solamente la data in cui cesseranno di avere effetto le disposizioni del DPCM varato l’11 marzo. È il decreto che, come tutti sanno, ha introdotto le famose misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale. Il 25 marzo, salvo ulteriori decreti che potrebbero arrivare nel frattempo, le misure più restrittive – quelle che hanno disposto la chiusura di bar, ristoranti e numerose attività di commercio al dettaglio – dovrebbero cessare.

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Un primo ritorno alla normalità? Non proprio, perché fino al 3 aprile rimarranno in vigore le disposizioni del DPCM del 9 Marzo (il decreto #IoRestoaCasa), quello che ha istituito la “zona arancione” ed esteso a tutto il territorio nazionale le misure di contenimento rafforzato previste dal precedente DPCM (quello dell’8 marzo) solo per la Lombardia e per altre 14 province del Nord Italia. Se le cose andranno come previsto quindi il 25 marzo dovrebbe decadere l’effetto dell’ultimo decreto e ad aprile quello sull’Italia “zona protetta”.

La lotta contro il Coronavirus andrà avanti per tutta l’estate

L’emergenza sanitaria però non finirà entro aprile. Lo stato di emergenza sanitaria, proclamato dal Governo il 31 gennaio ha una durata di sei mesi ed è eventualmente prorogabile con un altro decreto per altri sei mesi. Ma al coronavirus poco importa dei termini burocratici. Ad esempio, il 3 aprile dovrebbero riprendere le lezioni scolastiche. Ma già qualche giorno fa è iniziata a circolare l’ipotesi di un ritorno in aula per gli studenti dal 6 aprile, o addirittura dal 15, dopo quelle che avrebbero dovuto essere le vacanze di Pasqua. C’è anche chi ha proposto di sospendere le lezioni fino al 4 maggio.

Ma poniamo che nelle prossime due settimane si vedano i risultati tanto attesi rispetto ad una diminuzione dei casi di infezione da Covid-19 e del numero dei decessi. Questa è la notizia che tutti attendono, una notizia che arriverà se tutti faranno la loro parte. Ma il rallentamento della diffusione del contagio da coronavirus non significa che l’epidemia è finita. Oggi stiamo tutti combattendo (chi in ospedale, chi rimanendo a casa e rispettando le regole) per cercare di ritardare il più possibile l’arrivo del picco epidemico in modo da non mandare al collasso il sistema sanitario. Una volta superata la fase di picco però l’emergenza non sarà finita. Come spiega Walter Ricciardi a Salvatore Dama su Libero di oggi «ci vorranno almeno due settimane per vedere diminuire il numero dei contagi, questa settimana aumenteranno ancora ma poi diminuiranno». La fine dell’epidemia però non arriverà subito dopo. Secondo il consulente del Ministero della Salute nonché membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, «è bene che ci cominciamo a abituare a una guerra lunga».

Fino a quando? Ricciardi ieri ad Agorà ha fatto il paragone con la SARS «era meno contagiosa e finì verso maggio-giugno. Questa è molto più contagiosa della Sars e io ho l’impressione che, se ci va bene e lavoriamo tutti insieme, dovremo arrivare all’estate». Insomma: se tutto andrà come deve andare, se i contagi inizieranno a diminuire (in Italia ma anche in Europa) è possibile che entro l’estate – luglio o agosto – la situazione possa tornare effettivamente alla normalità. Mancano ancora molti mesi, pieni di incognite e dubbi. Per il momento il nostro compito, come cittadini, è quello di attenerci alle disposizioni governative. Altri decreti verranno emanati, altre disposizioni e altre misure saranno annunciate e prese in accordo con l’andamento della situazione e dell’epidemia. La guerra è ancora lunga ma una prima, decisiva battaglia la stiamo combattendo adesso.

Foto copertina: la mappa aggiornata del contagio alla data del 12 marzo, credits: Agorà via Twitter.com

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