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Siamo veramente vicini all'embargo sul gas russo?

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Embargo gas russo

Lettonia, Lituania ed Estonia hanno deciso di non attendere una decisione univoca da parte dell’Unione Europea e di dare un segnale: i tra Paesi baltici, infatti, sono stati i primi a optare per l’embargo del gas proveniente dalla Russia. Un tentativo di stimolare maggiormente il dibattito all’interno degli Stati membri che, dopo la diffusione delle terribili immagini da Bucha, sembrano aver reso più forte il fronte di chi è pronto a rinunciare all’importazione di risorse energetiche (quindi anche di petrolio) proveniente da Mosca. C’è ancora chi, però, non sembra esser pronto ad avanzare in quella direzione. Ma il fronte è aperto, così come le sollecitazioni.

Embargo gas russo, cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni

“Quante Bucha servono prima di passare a un embargo completo su petrolio e gas russi? Il tempo è finito”, ha scritto su Twitter – in inglese (dettaglio non trascurabile) – Enrico Letta. Perché quel massacro di civili – nonostante i tentativi da parte della narrazione russa di negarlo – sembra aver smosso le coscienze che ancora erano rimaste bloccate. Come spiega Marco Bresolin sul quotidiano La Stampa, per andare in quella direzione univoca e unitaria (da parte della UE) restano da sconfiggere solamente le resistenze di due Paesi: l’Ungheria del ri-eletto Viktor Orban e la Slovacchia. Perché persino la Germania, che sembrava contraria fino a ieri, avrebbe deciso di dire sì all’embargo gas russo.

Il cancelliere Olaf Scholz ha parlato della necessità di «ulteriori sanzioni», ma si è ben guardato dal menzionare il settore energetico. Cosa che però la sua ministra della Difesa non ha fatto: Christine Lambrecht, esponente della Spd come il cancelliere, ha detto esplicitamente che l’Ue deve discutere di un blocco dell’import di gas russo.

Non si tratta di una posizione ufficiale del governo tedesco, ma poco ci manca. Insomma, per procedere verso questa decisione che sarebbe epocale mancano le volontà di un paio di Paesi. Difficile, però, pensare che l’Ungheria di Orban decida di optare per questa ulteriore “sanzione” nei confronti di Mosca. Soprattutto perché, come noto, il presidente magiaro ha sì condannato l’invasione dell’Ucraina, ma è da sempre un grande (forse il più grande) sostenitore straniero di Vladimir Putin e da sempre si è battuto contro le sanzioni.

Cosa succede in Italia

Germania, dunque, in stand-by mentre la Francia – come dichiarato domenica dal Presidente Emmanuel Macron – sta spingendo affinché si proceda con nuove sanzioni alla Russia. Questa volta, a differenza delle precedenti, i provvedimenti dovranno essere presi sul settore energetico. Quindi petrolio e gas. E l’Italia sembra essere indirizzata proprio in quella direzione. Lo ha affermato oggi in un’intervista al quotidiano La Stampa, il Ministro dell’Agricoltura e capodelegazione M5S al governo Stefano Patuanelli:

“È una soluzione percorribile, perché entriamo in una stagione in cui viene usato meno gas e perché stiamo affrontando bene la diversificazione dei nostri approvvigionamenti. I Paesi europei però devono aiutarsi a vicenda, agevolando chi ha un maggior danno dalle sanzioni o dall’embargo”.

I fattori climatici, dunque, potrebbero aiutare l’Italia (e non solo) ad andare verso l’embargo gas russo nei prossimi mesi. Ma, come sottolineato dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani (ai microfoni di Radio24) occorre trovare alternative:

“Cercheremo, dunque, come sta facendo tutta l’Europa di diversificare le fonti. Rispetto ai partner europei abbiamo qualche vantaggio: abbiamo 5 gasdotti di cui 3 collegati dalle rotte sud ed est e lì il nostro operatore principale ha delle grandi attività”.

Lo stop all’importazione di energia (in tutte le sue forme) dalla Russia, dunque, sembra essere più vicino che mai. Ma si chiede all’Europa unita di muoversi di pari passo ed evitare individualismi.

(Foto IPP/imagostock/Golovanov/Kivrin Nadym)