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Davvero il M5S ha tradito l'accordo sulla legge elettorale? La vera storia del "verbale" di Fiano

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Chi ha incastrato la legge elettorale? Ieri in Aula a Montecitorio il voto su un emendamento considerato “marginale” ha fatto saltare la maggioranza a quattro tra M5S, PD, Lega Nord e Forza Italia. Il Partito Democratico ha colto la palla al balzo per accusare il 5 Stelle di aver tradito i patti e di essere inaffidabili. Il MoVimento 5 Stelle ha replicato dicendo che è colpa del PD se l’emendamento è stato approvato e ha accusato Renzi di non saper tenere a banda i franchi tiratori del suo partito.

Cosa è successo in Commissione?

Ieri a Piazza Pulita il relatore di maggioranza (quindi dei partiti che la sostenevano) della legge elettorale Emanuele Fiano (PD) ha parlato di “imboscata” spiegando che in Commissione il M5S aveva presentato (insieme alla Lega Nord) degli emendamenti per abolire il sistem elettorale in Trentino-Alto Adige. Di fronte al parere contrario di Fiano il M5S ha annunciato che avrebbe ritirato gli emendamenti. Il M5S ha successivamente ripresentato degli emendamenti nel Comitato ristretto (ovvero il Comitato dei nove composto dai relatori e dai rappresentanti dei gruppi nella Commissione) e ha dato mandato a Fiano di riferire all’Aula i pareri che erano stati convenuti in Commissione.

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Il resoconto stenografico della seduta della Commissione Affari Costituzionali

L’emendamento della Lega era quello presentato da Christian Invernizzi sull’estensione della legge elettorale anche al Trentino-Alto Adige. Dai verbali della Commissione emerge che Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) accoglie l’invito di Fiano a ritirare l’emendamento Invernizzi. Dopo Giorgetti interviene il pentastellato Danilo Toninelli che ricorda che il M5S “ha ritirato un emendamento di analogo contenuto” oltre “a diverse altre proposte emendative”. Toninelli come Giorgetti esprime perplessità per l’esclusione del Trentino-Alto Adige dall’applicazione della nuova legge elettorale.

L’emendamento ritirato riappare in Aula

Si arriva quindi alla discussione di ieri alla Camera. La Presidente Boldrini apre la votazione “sugli identici emendamenti Fraccaro 1.512 e Biancofiore 1.535”. A proposito dell’emendamento Biancofiore – che riguarda sempre l’applicazione della nuova legge elettorale al Trentino-Alto Adige – Fiano ne aveva chiesto il ritiro e la Commissione aveva espresso il parere contrario. Lo certifica quello che dice la Boldrini all’apertura della votazione: «Bene, quindi adesso dichiaro aperta la votazione sull’emendamento 1.535, con il parere contrario della Commissione, favorevole del relatore La Russa e su cui si rimettono all’Aula gli altri tre relatori di minoranza». Una posizione che era già stata annunciata durante la seduta di mercoledì ovvero il giorno prima della bagarre.

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Dal resoconto della seduta di mercoledì 7 giugno 2017

Fiano annuncia il parere contrario e chiede il ritiro degli emendamenti. Entrambi però vengono presentati in Aula l’indomani e l’esito è stato quello che abbiamo visto. Fiano però sbaglia a parlare di “imboscata” perché tutto si è svolto alla luce del sole. Va però fatto notare che quando l’onorevole Fraccaro ha preso la parola ieri ha esordito dicendo “Ho l’impressione che questo emendamento sia largamente condiviso da quest’Aula, ma ci sia la paura di approvarlo, perché potrebbe far saltare un accordo“. L’accordo di cui parla Fraccaro non era però quello tra M5S e PD ma quello che Fraccaro sostiene esistere tra PD e SVP (va ricordato che SVP e fondamentale per la tenuta della maggioranza al Senato).
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Dal resoconto stenografico della seduta d’Aula del 8/06/2017

I 5 Stelle sostengono che era “logico” che avrebbero votato Sì ad uno dei loro emendamenti. In realtà non è poi così logico perché Forza Italia ha annunciato il voto contrario sull’emendamento (identico) della Biancofiore. Brunetta in Aula ha detto che se il voto favorevole all’emendamento “fa cadere l’intero impianto della riforma, perché viene meno ai patti e viene meno al lavoro fatto in Commissione, noi voteremo contro”. Quindi non si può dire che il 5 Stelle volesse solo “votare un proprio emendamento” perché il significato di quel voto andava oltre l’approvazione dello stesso. E questo in Aula lo sapevano tutti. Il resto sono calcoli matematici: senza il voto favorevole degli 82 deputati pentastellati i 59 franchi tiratori (alcuni certamente del PD) non avrebbero potuto far approvare l’emendamento e far saltare l’accordo. Ad essere onesti quindi la responsabilità di aver fatto saltare il banco sulla legge elettorale va equamente distribuita tra i 5 Stelle – che hanno messo in moto gli eventi ben sapendo a cosa avrebbero portato – e ai franchi tiratori del PD. C’è però da aggiungere che se l’accordo cade su un emendamento “marginale” difficilmente avrebbe potuto superare altri scogli ben più grandi. Verrebbe quasi da pensare che nessuno abbia davvero voglia di approvare una nuova legge elettorale. In questo sì, PD e M5S forse sono davvero uguali.