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Emanuela Del Re: il padre nella P2 e la voce delle minoranze

emanuela del re

La Stampa scrive oggi che Emanuela Del Re – che nel fanta-governo di Di Maio è agli Esteri – è figlia di Michele Del Re, avvocato-docente, che risulta nella lista della P2 di Licio Gelli. Nell’elenco dell’organizzazione massonica ritrovato nel 1981 risulta membro attivo, fascicolo numero 661. «Purtroppo si trovò coinvolto suo malgrado per un disguido», spiega ora a «La Stampa» la docente dell’università on line «Niccolò Cusano».

emanuela del re vita

Siccome però le eventuali colpe dei padri non dovrebbero certo ricadere sui figli (e viceversa), per presentare la candidata è meglio fare riferimento a una sua intervista rilasciata tempo fa al settimanale cattolico Vita: specialista di Medio Oriente, Balcani e Caucaso, direttrice e fondatrice di Epos, agenzia operativa internazionale di mediazione e negoziazione, la Del Re è stata anche ideatrice del progetto per i rifugiati siriani My Future, realizzato con il contributo anche del ministero degli Affari esteri.

Quale è il vostro obiettivo?
Offrire ai rifugiati nei campi profughi l’opportunità di ricostruirsi una visione del futuro cogliendo l’occasione di vivere in un mondo globalizzato. L’idea è quella di far nascere un movimento con il coinvolgimento delle comunità e smuoverle dalla noia e dall’apatia, l’annichilimento della volontà che assale le persone. La formazione non è finalizzato solo alla capacity building, ma anche a disseminare principi, nozioni e pratiche che sono alla base della società civile, per una coesistenza pacifica e per fare riconciliazione.
Il nostro non è un intervento spot e a oggi abbiamo formato e professionalizzato circa 6mila persone, tra i 18 e i 35 anni, soprattutto in Iraq e poi in Europa e Giordania rivolgendoci ai rifugiati siriani. Il nostro prossimo passo è realizzare i nostri corsi in Siria nei campi per i rifugiati interni. I nostri corsi sono rivolti anche a formare tutor ed educatori nelle emergenze

Il problema rifugiati in Italia e in Europa è vissuta come un’emergenza…
È una questione da affrontare tenendo conto delle diverse istanze che ogni persona porta con sé. Ci sono quelli che hanno perso ogni speranza, una premessa da fare è che nessuno vuole andarsene, noi siamo parlando di rifugiati obbligati Ci sono poi quelli che sono consapevoli che venire in Europa non è la soluzione ma tentano la sorte e ci sono quelli che nonostante la situazione non vogliono andarsene dal proprio Paese, vogliono rimanere per non perdere la propria identità.

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