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Chi sono i Democratici Svedesi e cosa succede dopo le elezioni in Svezia

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Stavano nello stesso gruppo al Parlamento Europeo con i Cinque Stelle e l’Ukip di Nigel Farage gli Sverigedemokraterna: i Democratici Svedesi protagonista del grande allarme dei media sull’”esplosione del neonazismo in Svezia” . Ma poi dallo scorso 3 luglio sono passati ai Conservatori e Riformisti: lo stesso gruppo di cui fanno parte non solo i conservatori britannici di Theresa May, ma anche altri due partiti scandinavi considerati anti-stranieri. Cioè il Perussuomalaiset, “Partito dei Finlandesi”; e il Dansk Folkeparti, il Partito Popolare Danese.

L’avanzata dei Democratici Svedesi

Una cosa che va ricordata è che come i Democratici Svedesi sono ora diventati il terzo partito in Svezia, così anche il Partito dei Finlandesi e il Partito Popolare Danese sono oggi nei rispettivi Paesi il secondo partito. Come d’altro è terzo partito in Norvegia il Fremskrittspartiet, “Partito del Progresso”: è il loro omologo, e non sta con i Conservatori e Riformisti a Strasburgo semplicemente perché la Norvegia ha detto due volte no all’Europa per referendum. Una seconda cosa è che in tutti questi Paesi i conservatori storici non stanno oggi a Strasburgo con i Conservatori e Riformisti ma con il Ppe: i Moderati svedesi come la Coalizione Nazionale finlandese e il Partito Popolare Conservatore Danese. C’è però un’importante differenza. In Norvegia, in Danimarca e in Finlandia tutti e tre questi partiti “anti-immigrati” stanno coi governi di centro-destra. Il Partito del Progresso norvegese sta addirittura in coalizione organica con la Destra, i conservatori storici, che sono il secondo partito. In Finlandia c’è un tripartito tra il Partito di Centro, primo partito affiliato ai liberali dell’Alde, il Partito dei Finlandesi e la Coalizione Nazionale, che è il terzo partito. In Danimarca il Partito Popolare appoggia dall’esterno la coalizione tra liberali e conservatori.

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Insomma, la grande differenza tra Svezia e resto della Scandinavia è che si trattava non solo dell’ultimo Paese in cui i socialdemocratici erano ancora al governo, ma anche dell’unico Paese in cui il centro-destra storico non voleva avere niente a che vedere con il partito “anti-immigrati”, e anche dell’unico Paese in cui in effetti le politiche sull’accoglienza non erano state drasticamente ristrette. Dal 2012 sono ben 400.000 i richiedenti asilo che la Svezia ha accolto: una massa di gente che secondo i Democratici Svedesi avrebbe fatto saltare lo storico sistema di welfare. In gran parte, è un problema di scansione temporale. Mentre infatti il Partito del Progresso esiste in Norvegia dal 1973, il Partito Popolare Danese nasce nel 1995 dalla scissione di un altro partito che esisteva dal 1972 e il Partito dei Finlandesi è erede di una formazione che con vari nomi esisteva addirittura dal 1959, i Democratici Svedesi esistono solo dal 1988, e non sono entrati al Riksdag che nel 2010. Insomma, in Svezia sta accadendo un po’ dopo quello che in tutti gli altri Paesi scandinavi era avvenuto con largo anticipo.

E ora che governo si fa?

Va detto che i Democratici Svedesi avanzano, ma non fino ai massimi che si poteva intravedere da vari sondaggi: dal 12,9 al 17,6%, salgono da 42 a 62 deputati, ma non riescono a togliere la palma di secondo partito ai Moderati. Gli stessi Moderati è vero che sono in grave flessione: dal 23,3 al 19,8%, e da 83 deputati a 70. Però le loro perdite sono più che compensate dall’avanzata di tutti i partiti loro alleati: il Partito di Centro dal 6,1 all’8,6 e da 22 a 31 seggi; i Democratici Cristiani dal 4,6 al 6,4% e da 16 a 23 seggi; e anche i Liberali  salgono dal 5,4 al 5,5%, pur se rimangono stabili sui 19 seggi. I sondaggi davano comunque i Moderati al 17-18%, il Partito di Centro all’8-10, i Democratici Cristiani al 6-7, i liberali al 6-6,5. L’Alleanza dei quattro partiti del centro-destra sale così nel suo complesso da 140 a 143, che però è lontano dai 175 che ci vogliono per fare maggioranza. La sinistra ha però appena un seggio in più. Nel dettaglio il Partito Socialdemocratico Laburista del primo ministro Stefan Löfven resta il primo partito, ma con un risultato che è il suo minimo dal 1908: dal 31% con 113 seggi a dal 28,4 con 101. È comunque il massimo rispetto a una forchetta di sondaggi che lo dava tra il 23 e il 28, e molto meglio di altri partiti socialdemocratici europei, anche se anch’esso sembra ormai investito dal cattivo momento di questa famiglia politica. Malissimo vanno i Verdi, l’altro partito di governo. Stavano al 6,9 con 25 seggi, i sondaggi gli davano un 5-6,2, stanno al 4,3 con 15 seggi. Non al governo, si è avvantaggio il Partito di Sinistra, ex-comunisti: avevano il 5,7 con 21 seggi, i sondaggi gli accreditavano fino al 10, ha avuto il 7,9 con 28 seggi.

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Insomma, sembra evidente che i Democratici Svedesi hanno preso più dal tradizionale elettorato socialdemocratico che non da un centro-destra rimasto relativamente compatto, pur con redistribuzioni al suo interno. E a questo punto la loro crescita rende però impossibile formare un governo secondo le tradizionali formule. Quindi, o il centro-destra trova un accomodamento con i i Democratici Svedesi simili a quelli che abbiamo appunto visto in essere in Norvegia, Finlandia e Danimarca: o dovranno essere i socialdemocratici a convincere ad esempio il Partito di Centro. C’è poi la notizia dell’alta tensione in alcuni seggi elettorali, dove elettori e giornalisti sono stati aggrediti da esponenti di gruppi neonazisti. Alcuni membri del Movimento della resistenza nordica hanno fatto irruzione, durante le operazioni di voto, a Boden, Ludvika e Kungalv, creando panico tra i cittadini in coda. Sembra poi che un altro gruppo di estrema destra, Alternativa per la Svezia, abbia infranto il silenzio elettorale con diversi messaggi su Twitter. Non si tratta dei Democratici Svedesi, ma di altri gruppi; che magari li votano pure, ma che sono esterni al partito. Sono episodi quantitativamente minori, ma qualitativamente gravissimi in un Paese come la Svezia. D’altra parte, proprio la crescita di criminalità e violenze interetniche attribuite a immigrati hanno favorito il boom dei Democratici Svedesi.

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