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La vigilia delle elezioni europee in Grecia

Faber Fabbris|

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Οἱ πολλοί (hoi polloì), ossia « i molti »: così Platone definiva con disprezzo i cittadini di Atene, cui il sistema democratico aveva dato -ai suoi occhi- troppo spazio (“il popolazzo”, tradurrà con pertinente scabrezza Francesco Acri nel 1913). Un’attitudine che stupirà poco, quando si consideri l’origine familiare del filosofo, discendente da una antichissima famiglia di proprietari terrieri e pronipote di Crizia, tiranno in capo del governo violento e reazionario dei “trenta”, imposto da Sparta alla sconfitta rivale.

La vigilia elettorale in Grecia

Ed è proprio sulla nozione chiave dei “molti” che Alexis Tsipras ha impostato la campagna elettorale per le Europee. “È giunta l’ora dei molti”, recita lo slogan elettorale di Syriza, che scandisce i comizi di questi giorni. Il primo ministro greco si è speso largamente percorrendo la Grecia in lungo e in largo, riuscendo a coinvolgere platee ben più vaste di quelle attese per un’elezione del genere, e dopo anni non facili per il suo governo, e rimettendo apertamente agli elettori il bilancio del suo operato. Dopo la fine del disastroso ‘programma’ della Troika e il ritorno sul mercato dei titoli del tesoro (marzo scorso), la Grecia ha cominciato a riprendere fiato, anche se Syriza è arrivata oltre il guado con più di una ammaccatura: una scissione, la rottura dell’alleanza con i Greci Indipendenti, molte critiche per l’accordo con la Macedonia del Nord (che ha portato al riconoscimento dell’ex repubblica jugoslava, dopo quasi trent’anni di blocco diplomatico). Tsipras può basarsi su risultati oggettivi in termini di occupazione (-10% dal suo insediamento), di crescita dell’economia greca (+1,9% di PIL nel 2018), di alleggerimento del debito (per un’equivalente di circa il 22% del PIL), ma la difficoltà principale è quella di rendere rapidamente visibili e concreti questi successi per i lavoratori, i disoccupati, le classi popolari, che ancora faticano a riemergere da anni di austerità cieca e testarda. I margini di manovra per attuare politiche economiche più espansive sono stretti, perché le elezioni politiche sono previste per ottobre, e le consultazioni per il parlamento europeo sono attese dalla destra greca per approfittare dello scontento, e prendere la rivincita su Tsipras e Syriza. Il primo ministro però mobilita tutte le energie possibili per pagare il debito politico con i suoi elettori. “Non abbiamo mai dimenticato -ha ripetuto Tsipras durante i comizi nelle piazze greche- quali forze ci hanno portato al governo; non abbiamo mai dimenticato, neppure solo per un momento, di chi difendiamo gli interessi; non abbiamo dimenticato i soggetti che vogliamo rappresentare e sostenere: il mondo del lavoro salariato, gli strati deboli della società. Se abbiamo dovuto fare un passo indietro nel luglio 2015 (all’epoca del pesante compromesso con la troika, ndr), è per farne molti, di nuovo, in avanti, insieme a voi”.

Syriza e Nuova Democrazia: a chi crederà la Grecia?

Il governo ha lanciato, appena ha potuto, una serie di emblematiche e sostanziali misure anticicliche, in netta controtendenza ai dettami dei memoranda: recentissime le misure di riduzione dell’IVA sulla ristorazione e gli alimenti dal 24% al 13%, e dell’energia dal 13% al 6%; l’erogazione di una tredicesima mensilità per le pensioni più basse (e di montanti degressivi per quelle via via crescenti); nuove assunzioni sono state annunciate nella sanità e nella scuola. Per il 2020 sono programmate ulteriori misure, soprattutto di alleggerimento fiscale. A destra, Nuova Democrazia (ND) chiede agli elettori di ‘liberare’ la Grecia dal governo di sinistra, considerando queste misure come demagogiche ed elettoralistiche. Ma proponendo un ritorno alle politiche liberiste e austeritarie, in versione più dura ed esigente persino rispetto ai dettami dell’FMI. Si sono accumulate dichiarazioni esplicite in questo senso, la prima delle quali è stata la rivendicazione di un sistema pensionistico “alla Pinochet” (expressis verbis del deputato ND Karagounis); il capo attuale di ND, Ciriaco Mitsotakis ha recentissimamente rincarato la dose, tessendo le lodi dei sette giorni lavorativi a settimana, e i limiti arcaici della giornata di otto ore. A metà strada tra il lapsus e il cinismo, queste dichiarazioni rischiano però di avere un effetto boomerang. Per gli elettori greci, pur fra indubbie delusioni, si delinea chiara una scelta. Da una parte un governo che sostiene la domanda, prova a ricostruire lo stato sociale e difenderlo dagli interessi privati, e che permette dei lievi miglioramenti del potere d’acquisto e delle prestazioni sociali. Dall’altra una destra che ha portato la Grecia al baratro, incarna la corruzione ed i potentati familiari (Ciriaco Mitsotakis è il figlio di Costantino, primo ministro dal 1990 al 1993), e che annuncia esplicitamente praterie di deregulation. Ma che ha dalla sua il meccanismo di contrappeso governo-opposizione, tendenzialmente nocivo per gli esecutivi in carica.

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Difficile dire quale sarà il risultato delle elezioni. I sondaggi, che annunciavano fino a qualche settimana fa un vantaggio a due cifre per la destra, registrano una continua erosione del distacco (che in una rilevazione privata commissionata da ND, sarebbe addirittura dell’1,5%). Ma fino ad ora i sondaggi sono stati molto incapaci o nolenti di cogliere il sostegno di Syriza fra il popolo greco. Guardando piuttosto alla folla che ha partecipato ai comizi dei due maggiori partiti, ci pare si possa prevedere un risultato serrato, che permetterebbe comunque a Tsipras di mantenere la scadenza naturale della legislatura. È certo che il primo ministro greco sa che dall’appoggio e la fiducia dei “molti” dipende l’efficacia e la resistenza del suo programma politico, che ambisce a rafforzare la coesione sociale e riportare la democrazia davanti ai mercati. È una opposizione tra “i molti” e “i pochi” che si delinea, storicamente non nuova. Un altro greco, in prospettiva molto diversa da quella platonica, ebbe a dire del sistema politico Ateniese: “e il suo nome, a motivo dell’essere amministrata non nell’interesse dei pochi ma dei molti, è democrazia” (Tucidide, La guerra del Peloponneso, 2.34-46).

EDIT 23.07: La Grecia corre verso elezioni anticipate, dopo la netta sconfitta nelle urne del partito del premier Alexis Tsipras, Syriza. Stando agli exit poll, il partito di sinistra di Tsipras si e’ fermata al 25% dei consensi, ampiamente superata ai conservatori di Nea Demokratia, al 33,5%. “La Grecia ha bisogno di un nuovo governo”, ha tuonato il capo dei conservatori, Kyriakos Mitsotakis, davanti alle telecamere. Gia’ Tsipras aveva evocato un voto anticipato prima dell’apertura delle urne. I socialisti di Kinal, eredi del Pasok, si sono fermati al 7,7%, seguiti dai comunisti del Kke al 5,5%. In netto calo anche la destra estrema di Alba Dorata al 4,5%, che hanno dovuto cedere una parte del proprio elettorato ad una nuova formazione nazionalista, la “Soluzione Greca”. “Il popolo ha tolto a Tsipras la sua fiducia”, ha detto Mitsotakis. “Il capo del governo deve prendersi le sue responsabilita’ e dimittersi per il bene del Paese”. L’affluenza in Grecia e’ stata di circa il 56%. Il premier greco Alexis Tsipras chiede al presidente della Repubblica elezioni anticipate dopo essere stato battuto dal conservatore Nea Dimokatia (ND) di Kyriakos Mitsotakis al voto per le Europee. Lo riferiscono i media greci.

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