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Lo schiaffo preso dal M5S in Abruzzo

sara marcozzi luigi di maio

Nelle more della vittoria di Marco Marsilio in Abruzzo i risultati del MoVimento 5 Stelle sono peggiori di quanto preventivato: Sara Marcozzi e i suoi non superano il 20% nella regione in cui i grillini erano il primo partito undici mesi fa alle elezioni politiche. L’affluenza al 53% non consente di utilizzare la stessa scusa delle suppletive di Cagliari. La Marcozzi  non ha ancora metabolizzato: “Non è la sconfitta del M5s ma della democrazia. Noi abbiamo tenuto rispetto alle precedenti regionali, altri hanno fatto grandi ammucchiate come hanno potuto vedere gli abruzzesi”

Lo schiaffo preso dal M5S in Abruzzo

E non è tutto:  Forza Italia si attesta al 9,5% contenendo la flessione a soli cinque punti rispetto alle Politiche 2018 e a sette punti rispetto alle Regionali del 2014, il Partito Democratico perde ulteriormente (11,9%) anche se stavolta c’è da contare l’effetto delle liste d’appoggio a Legnini. La Lega rimane sotto al 30% e deve festeggiare la vittoria di un candidato di Fratelli d’Italia rimandando ulteriormente la conquista di una Regione sotto il Po.

La candidata scelta da Luigi Di Maio e dalla piattaforma Rousseau Sara Marcozzi si attesta intorno al 21,2% mentre la lista del M5S non va oltre il 19,8%: si tratta di un vero tracollo per i grillini che alle politiche avevano il 39,3% dei voti. E non è consolante nemmeno il raffronto con le regionali del 2014 (che si svolsero in concomitanza con le Europee) alle quali i pentastellati avevano il 21,3%. Il differenziale tra la Lega al 26,2% e il M5S al 19,8% è comunque il dato che avrà un’inevitabile ripercussione sui rapporti interni al governo.

I risultati rappresentano la certificazione delle urne su quello che già appariva netto nei sondaggi: quello dei gialloverdi è un patto in cui Salvini si mangia i voti del MoVimento 5 Stelle e finora l’unico a cui ha giovato Palazzo Chigi è stato il Capitano.  «Le elezioni in Abruzzo cambiano la vita degli abruzzesi, a Roma non cambia nulla, l’alleanza di governo questa è e questa rimane», ha detto ieri Salvini per tranquillizzare Di Maio.

Le prospettive del centrodestra

Il risultato apre anche ulteriori prospettive per le elezioni politiche.  La Lega può farcela da sola, tutt’al più con Giorgia Meloni (soddisfatta per un lusinghiero 6,5%) e il nuovo polo sovranista in gestazione. E ciò nonostante gli azzurri non abbiano sfigurato: con il 9,5% risultano vicino a quello del Pd. Il Fatto Quotidiano spiega oggi che per Luigi Di Maio e i suoi invece si profila una sconfitta rovinosa e una percentuale davvero troppo bassa nel primo vero test dalla nascita del governo. Si aspettavano di restare almeno attorno al 30%, in una Regione dove nelle Politiche era stato sfiorato il 40.

Secondo la prima analisi dei flussi del consorzio Opinio solo il 66% degli elettori del 4 marzo avrebbe confermato il voto ai 5 Stelle (il 19% si sarebbe spostato su Marsilio, il 15 su Legnini). Anche se può essere fuorviante confrontare le Regionali con le politiche, dal M5S hanno cominciato ad andarsene quelli di destra, che tra l’originale Salvini e la copia Toninelli hanno scelto l’originale, e quelli di sinistra, che hanno salutato per lo stesso motivo di quelli di destra ma per ragioni opposte.

Al partito di Di Maio rimane uno zoccolo duro che adesso ha piena coscienza del fatto che il 4 marzo è stato un exploit difficilmente ripetibile per “colpa” di Salvini. E se i voti sono a rischio, anche i posti in Parlamento e al governo sono a rischio. Un motivo in più per tenerseli più stretti possibile.

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