Opinioni

Dylan Dog collaborazionista del gender (brivido, terrore, raccapriccio)?

Un utente su Facebook ha postato pubblicamente il primo novembre scorso queste due tavole dell’ultimo numero di Dylan Dog in edicola, La fine dell’oscurità, in cui l’investigatore dell’incubo con base a Londra è alle prese con i movimenti pro family che incontra durante una manifestazione. I cartelli recitano: “I’m happy, not gay”, “No gender”, “Man + Woman = Real Family”
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Nel dialogo che si svolge con uno dei manifestanti, Dylan Dog dice “Ma siete voi che manifestate per il diritto di togliere i diritti a qualcun altro”, ricevendo in cambio l’appellativo di “buonista”, e poi li chiama “Idioti bigotti”. E l’utente si lamenta della “diffamazione” dei movimenti pro-family da parte del fumetto, dicendo di avere voglia di chiedere “scuse e risarcimenti”.
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Tra le condivisioni c’è chi sposa in pieno la tesi di partenza, parlando di “Fumetti per diffondere atteggiamenti culturali molto chiari, concreti e specifici… Ovvero propaganda ideologica verso le nuove generazioni, inoculata dentro a mezzi di intrattenimento”, mentre le Sentinelle in piedi di Legnago segnalano “Eterofobia e discriminazione no? In un fumetto per bambini e ragazzi! …come facevano i regimi: bisogna educarli fin da piccoli!”. Ma c’è anche chi non sembra d’accordissimo:

Dylan Dog non sbaglia un colpo, il problema è il bigottismo con il quale far di tutta l’erba un fascio per i presi in causa diventa la cosa più semplice e superficiale del mondo.
La vignetta non è un istante intercambiabile, è una realtà come lo sono tutte le altre possibili (perché ce ne sono altre infinite, lì intelletto e consapevolezza di queste rendono il lettore fiero d’aver speso il proprio denaro), la scelta sta nella mano e nel cuore, di chi decide di affrontare i veri canali di veleni e di ottenere risultati come questi, efficaci e si, d’orgoglio!

E soprattutto Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog, sembra aver davvero apprezzato:
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