Economia

Dove sono i poveri in Italia

La povertà è rimasta sostanzialmente stabile nelle Regioni settentrionali (anzi con un certo incremento nel Nord-est), mentre è calata vistosamente nelle altre due grandi ripartizioni del Paese. E qui può forse entrare in gioco l’effetto del reddito di cittadinanza

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Lo scorso anno si trovavano in condizione di povertà assoluta 1.674.0000 famiglie, circa 150mila in meno rispetto al 2018. Come scrive il Messaggero oggi illustrando i dati ISTAT, in termini percentuali, l’incidenza del fenomeno è scesa dal 7 al 6,4.

Va ricordato che l’Istat misura la povertà assoluta in relazione non al reddito ma alla capacità di spesa delle famiglie; il termine “assoluta” indica che questa capacità è al di sotto di una certa soglia, variabile in base alla composizione del nucleo e all’area geografica. Ad esempio per un nucleo formato da una sola persona adulta che vive a Roma la linea si colloca a 804 euro: è “assolutamente povero” chi ha una capacità di spesa minore.

La povertà relativa invece “scatta” quando una famiglia di due persone non riesce a raggiungere quella media di una singola persona a livello italiano: è un concetto che dipende insomma anche dalla situazione generale della popolazione. Se guardiamo non alle famiglie ma ai singoli individui, ricadono nella povertà assoluta 4.593.000 persone, circa 450 mila in meno rispetto allo scorso anno. La situazione è naturalmente differenziata nelle aree geografiche: l’incidenza delle famiglie povere è del 5,8 al Nord, del 4,5 al Centro e dell’8,6 al Mezzogiorno.

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Dove sono i poveri in Italia (Il Messaggero, 17 giugno 2020)

La povertà è rimasta sostanzialmente stabile nelle Regioni settentrionali (anzi con un certo incremento nel Nord-est), mentre è calata vistosamente nelle altre due grandi ripartizioni del Paese. E qui può forse entrare in gioco l’effetto del reddito di cittadinanza (richiamato nei commenti da vari rappresentanti del M5S tra cui la ministra Catalfo) anche se l’Istat si premura di avvertire nella sua nota metodologica che la platea dei percettori del reddito di cittadinanza e quella dei poveri assoluti sono solo parzialmente sovrapponibili:

Il miglioramento del 2019 non cancella comunque alcune caratteristiche di fondo del fenomeno povertà in Italia. La prima corre sull’asse dell’età: l’Istat nota come l’incidenza della povertà sia decrescenteall’aumentaredell’etàdellapersonadiriferimentodellafamiglia. In sintesi «le famiglie di giovani hanno più frequentemente minori capacità di spesa poiché dispongono di redditi mediamente più bassi e hanno minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati».

L’incidenza è così dell’8,9% nei nuclei in cui la persona di riferimento ha tra i 18 e i 34 anni e del 5,1% in quelle con persona di riferimento oltre i 64 anni. Questa tendenza è accentuata dalla presenza di figli minori: le famiglie che ne hanno tre o più hanno un’incidenza della povertà assoluta pari al 20,2%. Abbastanza chiara anche la relazione inversa tra titolo di studio e diffusione della povertà. La situazione di indigenza inoltre (e nemmeno questa è una novità) è molto più alta tra gli stranieri: guardando ai singoli individui si passa dal 5,9 per cento dei cittadini italiani al 26,9 dei non italiani. A livello nazionale comunque anche le famiglie in cui è presente uno o più stranieri beneficia del calo della povertà registrato lo scorso anno.

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