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Domenico Furgiuele: il deputato della Lega indagato nell’inchiesta sulla cosca Piromalli

Il deputato della Lega Domenico Furgiuele è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria su una serie di appalti pilotati per agevolare la cosca Piromalli di Gioia Tauro. L’accusa ipotizzata nei suoi confronti è concorso in turbata libertà degli incanti

domenico furgiuele matteo salvini

Il deputato della Lega Domenico Furgiuele è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria su una serie di appalti pilotati per agevolare la cosca Piromalli di Gioia Tauro. Lo scrive l’agenzia di stampa ANSA.

Domenico Furgiuele: il deputato della Lega indagato nell’inchiesta sulla cosca Piromalli

L’accusa ipotizzata nei suoi confronti è concorso in turbata libertà degli incanti in qualità di ex legale rappresentante della società Terina coinvolta nell’inchiesta in relazione a due gare di appalto: “Sono tranquillissimo, chiarirò presto la mia posizione”, fa sapere lui all’AdnKronos. La società di cui il deputato leghista era rappresentante legale non si sarebbe aggiudicata nessuna delle due gare. Dalla società Furgiuele si è dimesso dopo l’elezione al parlamento, Nei suoi confronti non sono stati emessi provvedimenti cautelari. L’indagine, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha preso di mira i profili imprenditoriali dei Piromalli, la cosca che opera nella Piana di Gioia Tauro. L’operazione, coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e denominata ‘Waterfront’, è l’epilogo delle indagini sull’ala imprenditoriale dei Piromalli. Dagli accertamenti, infatti, è emersa l’esistenza di un cartello composto da imprenditori e pubblici ufficiali ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta aggravata dall’agevolazione mafiosa, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati. Sono 11 i funzionari pubblici coinvolti.

domenico furgiele matteo salvini

Tra gli indagati ci sono anche un funzionario dell’Anas in servizio a Reggio Calabria, e tecnici dei comuni di Rosarno e Gioia Tauro. L’indagine è il frutto di tre filoni di indagine scaturiti dall’operazione “Cumbertazione” che nel gennaio 2017 portò al fermo di 35 persone ed alla scoperta di un “cartello” di imprenditori sostenuti dalle cosche della ‘ndrangheta. Indagando su sette appalti già oggetto di quella inchiesta, i finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico, hanno portato alla luce altre ipotesi di reato di frode in pubbliche forniture portate a termine grazie anche a funzionari pubblici infedeli. Il secondo filone ha preso le mosse da quanto scoperto nel computer di uno degli arrestati in Cumbertazione che ha portato alla scoperta di un altro cartello di imprese al servizio delle cosche. Infine, dalle indagini èp emerso il coinvolgimento del responsabile dell’area reggina dell’Anas che avrebbe favorito un imprenditore in cambio del pagamento di somme di denaro in favore della moglie per prestazioni lavorative che secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di finanza, in realtà, non sarebbero mai state svolte.

Quando i militanti della Lega scrivevano a Salvini su Furgiuele

Un anno e mezzo fa duecento militanti della Lega avevano scritto una lettera a Matteo Salvini per chiedere “maggiore trasparenza” nella gestione del partito, riferendosi proprio al segretario regionale Lega Salvini Premier Calabria, l’onorevole Domenico Furgiuele. Non risulta che quelle richieste siano state accolte, visto che Furgiuele – che è l’unico deputato eletto dalla Lega in Calabria – è ancora al suo posto e Salvini si è limitato a inviare un commissario, Christian Invernizzi, al quale non sono stati dati molti poteri operativi. Il problema quindi potrebbe non essere stato risolto, almeno secondo una recente inchiesta di Alessia Candito per l’Espresso. All’epoca sotto la graticola c’era la figura del suocero dell’onorevole Furgiuele: l’imprenditore Salvatore Mazzei. Noto imprenditore e titolare di una cava a Lamezia Terme (dove c’è anche il quartier generale della Lega) Mazzei è stato condannato, in via definitiva, per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso (e assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa). Di lui si parlava già nell’inchiesta di Claudia Di Pasquale per Report sulla “nuova” Lega che sfondava al Sud Italia nel 2018.

furgiuele salvini mazzei - 1A Mazzei (che oltre a Furgiuele aveva anche un altro genero all’epoca impegnato in politica, ma con CasaPound) erano stati sequestrati beni per 200 milioni di euro. Tra i beni sequestrati anche un immobile – di proprietà di una delle figlie di Mazzei, la moglie del deputato leghista – dove risultava avere domicilio proprio l’onorevole Furgiuele. Lui, che con quel processo non c’entra, si era difeso dicendo che la sua unica colpa «è quella di essermi innamorato a 15 anni di una ragazza, dopo di che, io mi sono sposato, sono cresciuto con mia moglie, la mia condotta di vita, politica, personale è trasparente».

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