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La Corte australiana ha dato ragione a Novak Djokovic

Il giudice si è espresso favorevolmente al ricorso presentato dal tennista

Djokovic vince ricorso australia cosa succede ora

Il giudice ha deciso di dare ragione a Novak Djokovic. La Corte che si è riunita questa notte (italiana) ha accettato il ricorso presentato dal tennista serbo che, dunque, potrà rimanere in Australia. È stato, di fatto, cancellato l’annullamento del visto. Ora, secondo il pronunciamento del tribunale, il numero uno del tennis mondiale riavrà indietro tutti i suoi effetti personali (compreso il passaporto). Ma la vicenda potrebbe non finire qui. Come già dichiarato dal primo ministro australiano, il governo si è riservato la possibilità di procedere autonomamente rispetto al visto del serbo, proseguendo nella sua battaglia per l’annullamento. Sarà onere del Ministro dell’Interno Karen Andrews, come spiegato dall’avvocato che ha rappresentato il governo australiano in questa causa, decidere se espellere il tennista serbo (per tre anni).

Djokovic ha vinto il suo ricorso contro la cancellazione del visto

Tantissimi giornalisti, qualche sostenitore: il verdetto sul ricorso che ha deciso definitivamente sul diritto a entrare in Australia di Novak Djokovic è un evento che ha catalizzato l’attenzione di tutto il pianeta. Tanto da essere trasmesso in streaming.

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La versione del tennista

L’ultima mossa l’hanno fatta gli avvocati del tennista, che hanno spiegato che l’esenzione gli era stata concessa perché era risultato positivo al COVID il 16 dicembre. Notizia che ha creato altre polemiche invece di chiarire la situazione di Nole, che il giorno dopo presenziava a una premiazione a Belgrado. Anche perché la richiesta di esenzione sarebbe comunque giunta troppo tardi. A Djokovic è stato permesso di lasciare l’hotel per poter seguire l’udienza in cui i suoi avvocati hanno spiegato perché avrebbe un visto valido per entrare in Australia.

Il giudice Anthony Kelly ha osservato che Djokovic aveva fornito ai funzionari dell’aeroporto di Melbourne un’esenzione medica concessagli da Tennis Australia, che sta organizzando il torneo che inizierà il 17 gennaio, e due panel medici chiedendo cosa avrebbe dovuto fare ancora per ottenere il visto.

La posizione del governo australiano

La situazione, fino a poche ore prima della sentenza era apparsa disperata. Infatti ancora prima della sentenza su Novak Djokovic il Tribunale di Melbourne aveva pubblicato le osservazioni del ministro degli interni in risposta a quelle del giocatore serbo con le quali il governo ribadiva che l’infezione da Covid non è una motivazione sufficiente per ottenere l’esenzione medica e che Djokovic non avrebbe fornito ulteriori prove evidenti di controindicazione al vaccino. Come si legge al punto 64, non esistono garanzie di ingresso da parte di un cittadino non australiano nel Pese. Esistono infatti criteri per l’ingresso e ragioni per cui il visto può essere annullato o rifiutato.

Nonostante a Djokovic sia stato confermato che le sue domande soddisfacevano i requisiti per poter viaggiare in Australia senza quarantena, il Ministro degli interni ha il potere di verificare le prove e di cancellare il visto. In conclusione, si legge nel documento, la domanda di Novak Djokovic deve essere rifiutata. In un altro passo importante di questo documento il Governo ribadisce la propria facoltà di annullare il visto anche nel caso in cui il tribunale desse ragione a Djokovic e revocasse la prima cancellazione del visto. Questo perché: “L’Australia, in quanto paese sovrano, mantiene la massima discrezionalità su chi lascia entrare nel suo paese”. Ma non è tutto. Il premier australiano Scott Morrison aveva annunciato che sarebbe stata possibile, anche nel caso di vittoria del ricorso, una nuova “detenzione” per Djokovic. E ora la palla torna nelle mani del governo. Non è detto, dunque, che il tennista potrà rimanere sul suolo australiano e disputare il primo Open dell’anno.