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Il governo australiano cancella il visto di Djokovic: sarà espulso dal Paese?

Il ministro australiano dell’Immigrazione Alex Hawke ha nuovamente annullato il visto di Novak Djokovic, che verrà espulso dal Paese nelle prossime ore a meno che non presenti un ricorso (che ha comunque poche possibilità di essere ammesso)

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Il governo australiano ha cancellato il visto di Novak Djokovic, ordinandone quindi la definitiva espulsione dal Paese. Il Ministro per l’immigrazione Alex Hawke ha emesso un comunicato per spiegare la sua decisione, arrivata “per interesse pubblico”. Il provvedimento è arrivato dopo una valutazione di tutta la documentazione portata dal dipartimento degli Interni, dalle forze di frontiera Australiane e da Djokovic stesso.

La dichiarazione ufficiale del ministro dell’Immigrazione Alex Hawke

Il governo australiano cancella il visto di Djokovic

Tuttavia, il 34enne serbo può ancora tentare un ricorso per rimanere nel Paese, e i suoi legali sono già al lavoro in questo senso. Il numero uno del tennis maschile avrebbe dovuto giocare agli Australian Open, che inizieranno lunedì, e figura già nel tabellone del torneo dopo gli accoppiamenti. Janina Boughey, professoressa associata di diritto pubblico dell’Università del New South Wales di Sydney, afferma al Sydney Morning Herald che il ricorso del tennista ha poche possibilità di essere accolto. La discrezionalità del ministro è infatti molto ampia e a meno che non abbia commesso gravi errori procedurali, la sua decisione è difficile da ribaltare. Tutto ciò che Djokovic potrebbe fare è chiedere un riesame giudiziario nei tribunali che metta in dubbio se il potere del ministro è stato esercitato legittimamente. Stando a quanto riporta The Age, se il caso dovesse andare in tribunale, i legali di Djokovic sperano che la questione possa essere discussa durante il fine settimana e finalizzata entro domenica, permettendogli di giocare una partita all’inizio della prossima settimana in caso di accoglimento del ricorso. La discussione potrebbe essere deferita alla Corte federale. Nel frattempo Djokovic dovrebbe essere condotto “entro poche ore” nuovamente in un luogo di detenzione per immigrati irregolari, come il Parker Hotel di Carlton, dove ha già soggiornato.

Le tappe del caso in Australia

Il visto di Djokovic è stato revocato per la prima volta poco dopo il suo arrivo a Melbourne, il 6 gennaio, dopo che i funzionari delle forze di frontiera australiane hanno affermato che “non aveva fornito prove adeguate” per ricevere un’esenzione dal vaccino. Da quel momento Djokovic è stato detenuto, ha trascorso diverse ore al controllo dell’immigrazione in aeroporto e poi diversi giorni in un hotel per l’immigrazione. Il suo visto è stato ripristinato giorni dopo da un giudice, che ne ha ordinato il rilascio. Ma la decisione del ministro Hawke ha di nuovo ribaltato la situazione: il Migration Act gli consente di espellere chiunque venga ritenuto un potenziale rischio per “la salute, la sicurezza o il buon ordine della comunità australiana”. Potrebbe non essere l’ultimo capitolo del caso Djokovic, ma è certamente il più importante da quando l’intera vicenda è iniziata. Il campione serbo ha ammesso di aver compiuto false dichiarazioni sul suo modulo di viaggio, in cui affermava di non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti al suo arrivo in Australia, quando in realtà era stato in Spagna. Ha parlato di “errore umano non intenzionale” commesso dal suo staff. Ha anche ammesso di aver incontrato un giornalista de L’Equipe e di aver fatto un servizio fotografico dopo essere risultato positivo al Covid-19.