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Djokovic ammette che quando è stato intervistato a L’Equipe sapeva di essere positivo

Si trova ancora in Australia, Novak Djokovic, in attesa della decisione del governo sulla sua espulsione dal Paese: lui intanto su Instagram ammette di aver incontrato i giornalisti dell’Equipe mentre era positivo

Perché Novak Djokovic è stato bloccato in aereo

Novak Djokovic lo ammette: due giorni dopo essere risultato positivo al coronavirus ha infranto le regole di isolamento per incontrare un giornalista per una intervista. Su Instagram, Djokovic ha ammesso che avrebbe dovuto rimandare l’appuntamento. “Mi sono sentito in dovere di condurre l’intervista a L’Equipe perché non volevo deludere il giornalista”, ha scritto il tennista numero uno al mondo nel post di Instagram. Djokovic ha garantito che in quell’occasione ha “rispettato il distanziamento sociale e ho indossato una mascherina, tranne quando è stata scattata una fotografia”. Nel post, il campione serbo ha anche accusato il suo agente di aver commesso un errore nel modulo di viaggio per l’Australia, dove è andato per giocare gli Open 2022. Sarebbe invece “disinformazione”, ha aggiunto, quella che sostiene che sia andato in giro dopo il test positivo del 16 dicembre.

 

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Djokovic ammette che quando è stato intervistato a L’Equipe sapeva di essere positivo

Ma i suoi familiari, visibilmente imbarazzati, hanno concluso in anticipo una conferenza stampa organizzata per difendere il campione proprio quando gli è stato chiesto degli spostamenti avvenuti dopo il 16 dicembre. Come confermato dalle immagini, il 17 dicembre Djokovic era ad un evento a Belgrado con altri giovani atleti, ma il 16 aveva effettuato un tampone al quale era risultato positivo. La prima ministra  serba, Ana Brnabić, ha affermato alla Bbc che sarebbe “una chiara violazione delle regole”. È la prima volta che il suo Paese prende formalmente le distanze dal suo comportamento. Una decisione da parte del governo australiano non è ancora stata presa: sul tavolo delle autorità è aperta anche la discussione sull’errore, citato dallo stesso Djokovic, commesso in fase di compilazione di un modulo necessario per entrare in Australia: “Il mio agente si scusa sinceramente per l’errore amministrativo nello spuntare la casella sbagliata. Questo è stato un errore umano e certamente non intenzionale”. Nel documento firmato lo scorso 1° gennaio, nei giorni precedenti alla sua partenza verso Melbourne (con scalo a Dubai) ha espressamente risposto “no” alla domanda: “Hai viaggiato o viaggerai nei 14 giorni precedenti al tuo arrivo in Australia?”. Un no smentito dai fatti. Perché le immagini parlano chiaro: negli ultimi giorni dello scorso anno (e nei primi del 2022), il tennista serbo si trovava in Spagna. “Il mio team ha fornito ulteriori informazioni al governo australiano per chiarire la questione”, ha aggiunto Djokovic.

Il caso del tampone positivo retrodatato sollevato dallo Spiegel

Ma non è tutto: un’altra ombra si allunga sulla sua vicenda, ed è stata sollevata dal quotidiano tedesco Spiegel. Il tampone positivo di Djokovic potrebbe essere stato retrodatato, dal 26 dicembre al 16. Questo sulla base di alcune informazioni digitali presenti nei certificati rilasciati dalle autorità serbe in seguito al test quando vengono inseriti i risultati in database. Anche il numero di matricola dei tamponi processati non torna: quello effettuato il 16 dicembre sarebbe di 50mila unità inferiore a quello del 22 che ne dichiarerebbe la guarigione, ma non è possibile visto che la sequenza è in aumento progressivo. Un altro giallo sul caso Djokovic. Delle due, una: se lo Spiegel avesse ragione, Djokovic non avrebbe nulla di cui scusarsi, visto che il tampone positivo è arrivato dopo la sua intervista a l’Equipe. Se lo Spiegel avesse torto, Djokovic avrebbe presenziato senza mascherina da positivo davanti a dei giornalisti, conscio di quello che faceva. In entrambi i casi sarebbe gravissimo.