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DJ Fabo è morto

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Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo, è morto. Lo ha annunciato sulla sua pagina Facebook Marco Cappato, che aveva accompagnato l’uomo in Svizzera per ottenere il suicidio assistito. «Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo», ha scritto Cappato, che rischia dodici anni di carcere per averlo accompagnato.
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DJ Fabo è morto

Stamattina DJ Fabo, giunto nel Paese elvetico per il suicidio assistito, aveva pubblicato un video su Twitter: «Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille». “Grazie a te Fabo”, è stata la risposta di Cappato.


L’eutanasia è una pratica in cui un soggetto terzo, un medico, per motivi legati al desiderio di terminare la sofferenza, aiuta qualcuno a morire su richiesta del paziente – per una volontà precedentemente espressa – o di un parente. Nel suicidio assistito una persona chiede di essere assistita nel momento in cui pone autonomamente fine alla propria vita. In questo caso il medico si limita a prescrivere una dose di farmaco letale. Il dibattito sulle norme in materia di eutanasia è stato avviato in Parlamento per la prima volta nel marzo 2013 e attualmente vi sono sei proposte di legge (una di iniziativa popolare presentata proprio dalla Coscioni) che dovrebbero confluire in un unico testo, ma è tutto fermo da un anno. Va invece un po’ più spedito il ddl sul Biotestamento, ma è stato proprio il terzo rinvio all’approdo in Aula alla Camera a determinare l’appello di due giorni fa di DJ Fabo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “sbloccare lo Stato di impasse voluto dai parlamentari”.

fabiano antoniani dj fabo
L’eutanasia nel mondo (La Repubblica, 27 febbraio 2017)

Il testamento biologico introduce la possibilità di lasciare per iscritto le proprie disposizioni nel caso in cui un paziente si trovasse non più in grado di intendere e di volere. Le volontà sono sempre revocabili e ogni paziente potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari. Il paziente che fa testamento biologico indica una persona di sua fiducia (un fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico. Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente ed è esente da responsabilità civile o penale. L’Associazione Luca Coscioni ha annunciato di aver accettato la richiesta di Fabiano Antoniani di recarsi oltralpe per porre fine alla sua agonia: “Fabo mi ha chiesto di accompagnarlo in Svizzera. Ho detto di sì”, ha scritto Cappato su Facebook.

Cinquanta italiani a morire in Svizzera nel 2016

Cinquanta italiani, nel 2016, sono andati a morire in Svizzera come Dj Fabo, “morto dignitosamente, ma in esilio, perché questo Paese ci obbliga a morire lontano dagli affetti più cari”. A snocciolare il dato è Emilio Coveri, presidente di Exit Italia (Associazione italiana per il diritto a una morte dignitosa), che commenta così all’AdnKronos Salute la vicenda del giovane deejay, che si è sottoposto in Svizzera a suicidio assistito. Sono “90 al mese i cittadini italiani – ricorda Coveri – che chiamano l’associazione Exit Italia per chiedere di avere informazioni su come ottenere il suicidio assistito in Svizzera. E mi è capitato anche di ricevere due richieste per pazienti minorenni, da parte di genitori disperati. Naturalmente, per loro non abbiamo potuto fare nulla”. Secondo l’esperto, “il numero di coloro che chiedono il nostro aiuto è in aumento e si tratta nel 20-30% dei casi di malati psichici: situazioni che nemmeno la Svizzera riesce ad affrontare bene, perché è davvero difficile capire malattie di questo tipo. Lo stesso problema si presenta per i minori, per i quali la ‘dolce morte’ non è consentita oltre confine”. “A giudicare dalla crescita vertiginosa delle chiamate che riceviamo – sottolinea Coveri – è davvero urgente una legge anche in Italia, un Paese che obbliga ancora oggi a morire in esilio. Ma non credo che verrà fuori una buona legge e chi potrà permettersi di pagare continuerà ad andare in Svizzera per morire dignitosamente”.

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