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Le prime parole di Liliana Segre alla Presidenza del Senato: "È toccato a me, nel mese del centesimo anniversario della marcia su Roma" | VIDEO

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Discorso Liliana Segre

È il giorno di Liliana Segre alla Presidenza del Senato, un ruolo che ricoprirà fino a quando le votazioni non indicheranno il nome della nuova seconda carica dello Stato. La senatrice a vita, infatti, è stata chiamata a dirigere i lavori di Palazzo Madama all’inizio della nuova legislatura, come previsto dal regolamento parlamentare. In realtà, il Presidente pro tempore sarebbe dovuto essere Giorgio Napolitano (in quanto membro del Senato più anziano), ma l’indisponibilità dell’ex Presidente della Repubblica per motivi di salute ha consegnato nelle mani di quella donna, sopravvissuta agli orrori dell’Olocausto e delle derive nazi-fasciste, le chiavi di Palazzo Madama.

Discorso Liliana Segre al Senato nel giorno della sua Presidenza

I lavori del “primo giorno” si sono aperti con un discorso letto da Liliana Segre, accolta da una standing ovation davanti alla platea dei 200 senatori che si sono riuniti per dare il via alla nuova legislatura:

“Sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi. Come da consuetudine, voglio esprimere alcune considerazioni personali. incombe su noi l’atmosfera agghiacciante della guerra, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore, in una follia senza fine. Mi unisco alle parole del presidente della Repubblica. la pace è urgente e necessaria, la via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, della libertà del popolo ucraino.
Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica. Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato. Il Senato della 19esima legislatura è profondamente rinnovato. Non solo perché per la prima volta hanno potuto votare per questa camera anche i più giovani e non solo perché gli eletti sono ridotti a 200. Il Paese ci guarda, grandi sono le nostre responsabilità, ma grande è l’opportunità di dare l’esempio. Dobbiamo impegnarci per servire le istituzioni e non servirci di esse. Lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata che ha fatto crescere l’astinenza dal voto, interpretando un politica alta e nobile che non toglie alla fermezza dei convincimenti, ma rispetti gli avversari. Ci si esprima con gentilezza e mitezza.
Le elezioni del 25 settembre hanno visto una vivace competizione tra gli schieramenti che hanno rappresentato programmi alternativi e visioni contrapposte. E il popolo ha deciso, è l’essenza della democrazia. La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto e dovere di governare. Comune a tutti dovrebbe essere l’obiettivo di preservare le istituzioni della Repubblica che sono di tutti e devono garantire tutte le parti.
Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se al di sopra delle visioni partitiche sanno ritrovarsi unite, con valori condivisi, emblemi riconosciuti”.

Il discorso Liliana Segre al Senato si è aperto ringraziando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e anche Giorgio Napolitano. Poi è proseguito invitando tutti i senatori a seguire le regole e rispettare le istituzioni che sono chiamati a guidare e rappresentare. Il tutto, ovviamente, sotto la guida sapiente della Carta Costituzionale.

E nel discorso Liliana Segre ai senatori si è anche fatto il riferimento all’imbarbarimento della dialettica del dibattito e alla deriva del linguaggio dell’odio di cui anche lei, più volte, è stata vittima. Parole che hanno provocato l’applauso di tutti i membri presenti in Aula. Poi si è rivolta direttamente ai partiti, chiedendo una sana e leale collaborazione istituzionale.