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Le dimissioni minacciate da Chiara Appendino per il Salone dell’Auto

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Chiara Appendino pensa alle dimissioni dopo l’addio del Salone dell’Auto a Torino. Ieri gli organizzatori della kermesse hanno annunciato che l’edizione 2020 si terrà in Lombardia e la sindaca ha puntato il dito sulla sua maggioranza e in particolare sul vicesindaco Guido Montanari, il quale a sua volta annuncia che si dimetterà solo se glielo chiederà la prima cittadina.

Le dimissioni minacciate da Chiara Appendino per il Salone dell’Auto

Ospitato all’interno del Parco del Valentino per 5 edizioni, il binomio quattro ruote-parco non è mai è stato apprezzato dalla maggioranza in Sala Rossa. Tanto che sono arrivati a proporre una mozione per impedire le manifestazioni nell’area verde in riva al Po, scordando forse gli storici gran premi. A questo si sono aggiunte le multe, le penali e le dichiarazioni poco concilianti di Montanari: «Spero che sul Valentino grandini», aveva detto nei giorni del Salone a fine giugno. Di qui l’annuncio di Appendino su Facebook:

Sono furiosa per la decisione del comitato organizzatore del Salone dell’Auto di lasciare Torino dopo cinque edizioni di successo.

Una scelta che danneggia la nostra città, a cui hanno anche contribuito alcune prese di posizione autolesioniste di alcuni consiglieri del Consiglio Comunale e dichiarazioni inqualificabili da parte del Vicesindaco.

Senza sottrarmi alle mie responsabilità, mi riservo qualche giorno per le valutazioni politiche del caso.

chiara appendino

Come da abitudine grillina, a quel punto Montanari ha cominciato a dire che non aveva detto quello che aveva detto: «Le mie parole sono state travisate e usate per motivare da parte degli organizzatori scelte già assunte – dice il vicesindaco – capisco lo sconcerto della sindaca. Non mi dimetto, ma se mi chiede di fare un passo indietro sono pronto a farlo».

Il vicesindaco Montanari si rimangia quello che ha detto

Non contento, Montanari ha rilasciato anche un’intervista a Repubblica per rimangiarsi tutto quello che aveva detto:

«Io ho sbagliato, ma secondo me stanno usando delle posizioni conosciute da tempo per un’operazione che, allo stesso modo, non è stata decisa oggi. La mia posizione è stata travisata per giustificare evidentemente scelte già assunte dagli organizzatori».

Lei voleva che il Salone dell’Auto lasciasse Torino?
«No, non scherziamo. Ho sempre ritenuto che il Salone dell’auto sia una ricchezza della città. Aveva però bisogno di una collocazione diversa da quella del Valentino, ma penso si potesse trovare una mediazione anche per mantenerlo nella collocazione attuale».

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Quale mediazione?
«Quella tra le esigenze, legittime, degli organizzatori e la possibilità di fruizione di tutti gli utilizzatori abituali del parco. Ad esempio, limitando i tempi di montaggio e smontaggio dei padiglioni a una settimana prima e dopo l’evento e non a un mese come è successo finora. Poi compensando i disagi con interventi sulla qualità del verde». Perché non l’avete fatto? «Abbiamo sbagliato. Con l’assessore al Commercio Sacco abbiamo sempre cercato di mediare tra le diverse posizioni, ma forse sarebbe stato più opportuno convocare per tempo un tavolo con tutti gli attori interessati. Purtroppo non è stato fatto e alla fine si è arrivati a posizioni non conciliabili»

Una sceneggiata per salvare la faccia?

Quella di Appendino ad occhio sembra una sceneggiata per salvare la faccia davanti al tessuto industriale ed imprenditoriale di Torino e un modo per dare un segnale alla sua maggioranza che molto spesso la scavalca: se vado a casa, perdete tutte le poltrone. Anche perché nel frattempo Di Maio è annunciato in città per parlare della TAV. Spiega Repubblica Torino:

Sullo sfondo resta l’altra grande frattura, quella sull’alta velocità Torino-Lione, che è la madre di tutte le battaglie per gli attivisti 5stelle piemontesi ma è anche una vertenza sacrificabile, come tante altre, se vista dai palazzi del potere a Roma. […] Le minacciate dimissioni della sindaca sono arrivate come una doccia fredda ieri sera, ma tra i consiglieri anche a lei più vicini nessuno per ora si è schierato pubblicamente al suo fianco. Anche questo dovrà considerare il capo politico quando proporrà una soluzione per portare avanti l’amministrazione comunale simbolo per il M5s.

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