La macchina del funky

Manlio Di Stefano e la sindrome da pene piccolo di Macron

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Manlio Di Stefano, sottosegretario agli esteri del governo Lega-M5S, in un’intervista al Fatto Quotidiano spiega che il governo non è unito su Maduro e il Venezuela e, già che ci sta, contribuisce alla serenità dei rapporti diplomatici dell’Italia facendo battute sulla sindrome da pene piccolo di Macron.

C’è una differenza di pensiero tra i due partiti di governo. Ma lo ripeto, la decisione in merito compete al premier e alla Farnesina. El’Italia tra i grandi Paesi della Ue è l’unico che sta mostrando di avere i piedi per terra e senso di responsabilità.

Lei ha parlato di “sindrome da pene piccolo” per i leader di alcuni Paesi Ue. Non è fuori luogo?
(Sorride ) Il riferimento ovviamente è a Macron, che vuole sempre parlare di tutto, per primo e senza concordare con l’Unione europea. Però in passato voi Cinque Stelle vi siete molto esposti a favore di Maduro.

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Nel 2017 votaste contro una mozione del governo che chiedeva il ripristino dei principi democratici in Venezuela, presentando anche un documento di segno opposto.
La nostra mozione non sosteneva Maduro, ma la necessità di garantire gli italo-venezuelani e percorsi democratici per il Paese. Invece il documento del governo di fatto voleva impegnare l’esecutivo a far cadere il presidente del Venezuela. E questo non si può fare. Un Paese terzo non può influire così su un’altra nazione.

Lei e i suoi colleghi presentaste un documento elogiativo del governo Maduro, con tanto di cifre.Era un chiaro sostegno, no?
No, era solo un modo per ripristinare un po’di realtà, a fronte del testo del governo che raccontava uno scenario da terza guerra mondiale. Citammo dati, gli unici disponibili, elencando le fonti. Non abbiamo negato i problemi sociali in Venezuela. Ma su quanto accaduto ha molto influito l’embargo.

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