Economia

La vera storia di Di Maio e Whirlpool

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In totale controtendenza rispetto agli annunci di ieri, il Sole 24 Ore racconta oggi la vera storia di Luigi Di Maio e della Whirlpool, che contiene molti elementi diversi rispetto a quelli raccontati in precedenza sui giornali. Il quotidiano infatti sostiene che la via della revoca dei finanziamenti da parte del ministero dello Sviluppo è piuttosto impervia. L’azienda li ha percepiti nell’ambito di un accordo sul piano industriale 2019-2021 che prevedeva 250 milioni di investimenti, 80 dei quali già realizzati nei primi quattro mesi del 2019. Per il sito di Napoli in ottobre era stata confermata la produzione di lavatrici di alta gamma con 16 milioni di investimenti. Quando il piano di Whirlpool è stato aggiornato è arrivata la cessione del ramo d’azienda ad una società terza in grado di garantire la continuità industriale. Quindi nessuna delocalizzazione e nessun mancato rispetto dell’accordo quadro dell’ottobre 2018.

Tra l’altro non è contemplato in nessuna categoria il fatto che qualsiasi aggiornamento di un piano industriale debba necessariamente essere approvata dal ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico. Legittimamente, però, i piani industriali possono essere aggiornati, cambiati, allo stesso modo in cui cambia il mercato. E discussi dalle parti per trovare soluzioni e accordi. Gli avvicendamenti al Mise e in Whirlpool hanno, probabilmente, creato una comunicazione poco fluida, ma, al di là di questo, l’annuncio della revoca degli incentivi, prima ancora di conoscere il dettaglio dell’aggiornamento del piano, appare una strada impervia.

A questo si aggiunge anche l’intervento dell’ex ministro Carlo Calenda a L’Aria che tira ha detto che ad inizio aprile il ministero sapeva della questione che riguardava il sito di Napoli. Di Maio ha atteso le elezioni europee e la chiusura delle urne per andare all’attacco di Whirlpool e per far incontrare Invitalia con i subentranti. Gli incentivi, sostiene Calenda, il sito di Napoli non li ha ancora presi mentre gli altri che Di Maio ha promesso di revocare sono stati già spesi.

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