Opinioni

Di Maio e quel traditore di Salvini

Per Luigi Di Maio adesso Matteo Salvini è un traditore. Il capo politico del MoVimento 5 Stelle ritiene che il leader della Lega lo abbia fregato sul tema che lui stesso aveva definito irrinunciabile e nei retroscena di oggi ha molta voglia di mandare un segnale al Capitano:

Il vero obiettivo del presidente del Consiglio è quello di strappare una modifica dei bandi, rendere le scadenze e i termini meno stringenti, rafforzare la “clausola di dissolvenza” già prevista: consentirebbe almeno sulla carta al governo italiano di tirarsi indietro dall’assegnazione dei lavori entro sei mesi. E consegnerebbe ai 5 stelle un claudicante alibi da vendere ai propri elettori.

Tutto per aiutare Luigi Di Maio e lo stato maggiore del Movimento a uscire dal vicolo cieco in cui si è barricato, fino alla minaccia di una crisi di governo che, secondo il sottosegretario Stefano Buffagni, sarebbe «già aperta». Tattica, scintille e guerra di posizione con l’oltranzista del sì Tav, Matteo Salvini. Il capo del Movimento è infuriato, nessuna telefonata col collega vicepremier in queste ore campali.

«Prima di firmare il contratto – va ripetendo il ministro dello Sviluppo – Matteo mi aveva chiesto quale sarebbe stata la nostra battaglia irrinunciabile, gli avevo detto fin d’allora che era la Tav. Mi ha tradito». (La Repubblica, 9 marzo 2019)

bacio salvini di maio

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Ma quello che dice Di Maio è una sciocchezza. Prima di tutto perché il tradimento non esiste come categoria della politica, visto che a guidarla dovrebbe essere il pragmatismo rispetto all’obiettivo e non certo il rispetto dei patti con gli alleati o i compagni di strada. E in secondo luogo perché nel contratto Lega-M5S a proposito della TAV c’è scritto questo:

contratto lega m5s

Ovvero, che i due alleati si impegnano a una ridiscussione integrale del progetto in accordo con la Francia. Ridiscuterlo non vuol dire cancellarlo ma, appunto, rivedere i termini degli accordi per spuntarne di più vantaggiosi. Esattamente quello che vuole la Lega, come dimostrano le tante uscite del sottosegretario Rixi sul tema della Mini-Tav e sulle revisioni possibili. Di Maio, come spesso gli càpita, non ha capito quello che ha firmato.