Economia

Perché lunedì partono i bandi per la TAV

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Per lunedì si attende la convocazione del consiglio di amministrazione di Telt, la società italo-francese ma di diritto transalpino creata per la TAV. Mario Virano, il direttore generale, giovedì ha avuto un colloquio con Giuseppe Conte al termine del quale la fumata è stata nera: non è possibile fermare i bandi in base alla volontà dell’Italia e basta. E ieri la Francia ha ribadito che non vuole ostacolare il percorso né, evidentemente, aiutare a togliere le castagne dal fuoco messe dalla maggioranza di governo. Succede, quando accusi di neocolonialismo a vanvera.

Telt deve dare il via libera alla pubblicazione sulla Gazzetta europea dei primi bandi da 2,3 miliardi di euro per la realizzazione del tunnel di base della Torino-Lione, che ha un percorso di 230 chilometri, per il 30% in Italia. Senza un ordine degli azionisti, i dieci consiglieri rischierebbero di doversi assumere la responsabilità di un danno erariale perché verrebbero tagliati i 300 milioni di euro di finanziamenti europei. Spiega oggi il Corriere:

I primi sei mesi dei bandi riguardano l’«indagine di mercato». Si avvertono le imprese che sono banditi i lavori. Al termine partono i capitolati d’appalto, se i governi non ci ripensano (è la cosiddetta clausola di dissolvenza). Ma il sistema della Tav è molto più complesso e va ben al di là dei primi due bandi. Perché nasce nel 1996 ed è garantito da ben sette accordi, di cui quattro trattati internazionali, ratificati dai Parlamenti italiani e francesi, da una legge francese e una italiana.

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Il diritto dei trattati è regolato dalla Convenzione di Vienna del 1969, che obbliga a notificare la richiesta di annullare il trattato alla controparte. In caso di contrasto, ci sarebbe un arbitrato. Ma se l’Italia davvero volesse porre fine alla Tav, dovrebbe varare una legge di modifica. E qualcuno dovrebbe votarla.

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