Opinioni

Il dietrofront di Di Maio su Regeni e l’ENI

Luigi Di Maio ieri era al Cairo per un incontro con Al Sisi. Durante la conferenza stampa il vicepremier ha inviato «un caro saluto alla famiglia di Giulio Regeni» aggiungendo che il presidente egiziano ha definito il ricercatore «uno di noi». I Regeni, che da tempo accusano le forze di sicurezza egiziane di complicità nell’omicidio, hanno risposto con il silenzio: «Abbiamo sentito le parole di Di Maio, ma preferiamo non rilasciare alcun commento», ha detto la mamma Paola Deffendi. Di Maio ieri ha sostenuto che le relazioni tra Roma e Il Cairo vanno rinsaldate lodando la presenza di Eni che è rimasta «anche nel periodo più difficile» diventando «una realtà importantissima». Questo è invece ciò che Di Maio scriveva nel 2016, quando era all’opposizione:

luigi di maio regeni eni

Con questo Governo, la verità sulla vicenda di Giulio Regeni farà la fine dei Marò. In India il Governo italiano preferì le commesse di elicotteri Finmeccanica piuttosto che pretendere il rimpatrio dei nostri fucilieri di marina.

A giudicare dalle passerelle dei nostri ministri e dalle timide dichiarazioni del premier, anche in questa vicenda, ancora una volta si rischia di preferire gli interessi economici.

In Egitto l’Eni ha interessi stratosferici ed Edison, Intesa Sanpaolo, Pirelli, Italcementi, Ansaldo, Tecnimont, Danieli, Techint, Cementir stanno piantando tende. Alcuni di questi gruppi hanno Renzi al guinzaglio e non gli permetteranno mai di fare la voce grossa con il dittatore al Sisi per ottenere la verità sui responsabili della morte di Giulio.

L’Egitto ci prende in giro. Ci avevano detto che Giulio fosse morto in un incidente d’auto, ma dopo l’autopsia in Italia scopriamo che la vera causa è stata la frattura della vertebra cervicale dopo un colpo alla testa. Sul corpo ci sono segni di un violento pestaggio.

Giusto per precisare, i due marò sono in Italia. La dignità di Di Maio, invece, chissà dov’è finita.

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