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La balla di Di Maio sul governo che non mette soldi per le Olimpiadi

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“Il Coni doveva decidere fra tre candidature ma, siccome sono tre forze politiche diverse, ha voluto proporre le Olimpiadi del Nord. Si è creato il caos per un cerchiobottismo ben noto – ha aggiunto – e siccome la situazione è impraticabile lo Stato non ci deve mettere un euro”: Luigi Di Maio il 20 settembre 2018 giurava a tutti in collegamento dalla Cina che la scelta di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 era a costo zero per lo stato.

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Di Maio ribadiva il tutto anche una settimana dopo, facendo notare che gli oneri dello Stato non erano in discussione: “Non credo alla sostenibilità del progetto, a Torino avremmo aiutato ma Milano-Cortina no”. Una parola sola, insomma.

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E infatti, il Fatto Quotidiano, senza nominare Di Maio come suo costume, smentisce tutto:

Le Regioni si sono impegnate per: 211 milioni, la Lombardia; 130 milioni, il Veneto. Poi c’è il Cio. Fin qui tutto bene, ma il 5 aprile scorso, proprio mentre era in corso la prima parte del seminario di confronto fra la Commissione di valutazione del Cio e i rappresentanti della candidatura di Milano e Cortina, di nuovo Giorgetti portò a Milano la lettera con le garanzie finanziarie firmata dal governo italiano. Lettera consegnata personalmente al presidente della Commissione Cio, Octavio Morariu. Quelle garanzie, richieste per investimenti e sicurezza, hanno un costo, stimato in 400 milioni. E hanno avuto un indubbio impatto sulla decisione finale, dato chenon è pensabile assegnare le Olimpiadi a una città senza che lo Stato di riferimento non sia in grado di assumersi gli oneri che gli competono.

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