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Di Maio chiude a Renzi

luigi di maio

“Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. Qui nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. Mezze aperture, chiusura: il M5s vuole una cosa: che si apra al taglio di parlamentari”: Luigi Di Maio in diretta facebook chiude la porta in faccia al governo istituzionale proposto da Matteo Renzi. E riserva, già che c’è, anche un’altra stoccata all’ex segretario del Partito Democratico: “Non ci sono giochi di palazzo da fare, addirittura sento parlare di nuovi gruppi. I gruppi si presentano alle elezioni”.

Di Maio chiude a Renzi

Il secondo riferimento di Di Maio è a una serie di articoli usciti oggi in cui si annuncia che l’ex presidente del Consiglio è pronto a fare la scissione dal Partito Democratico e a creare un suo movimento che si chiamerà Azione Civile (Antonio Ingroia si è già lamentato per la scelta del nome, uguale a quello del suo): c’era anche l’annuncio di nuovi gruppi parlamentari di Azione Civile che Di Maio ha sfruttato per andare all’attacco. Stamattina persino Maria Elena Boschi aveva detto sì all’idea di un governo istituzionale che facesse la legge sul taglio dei parlamentari ma bloccasse anche le clausole di salvaguardia dell’IVA. Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro oggi però chiude la porta all’ipotesi, mentre Beppe Grillo scrive un post in cui sembra riferirsi a Renzi quando parla di avvoltoi che volano in Parlamento e l’ex premier gli risponde su FB.

manlio di stefano chiude a renzi

Prima ancora era stato il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano a chiudere: “Berlusconi dopo lo scandalo delle Olgettine sparì un’anno per rifarsi l’immagine, Renzi ha fatto lo stesso dopo la batosta del referendum e ora vede la luce in fondo al tunnel per ripartire. Il MoVimento 5 Stelle non è disponibile a questi giochetti, noi siamo stati onesti e seri, abbiamo sempre rispettato gli italiani in questi 14 mesi di governo e non abbiamo creato noi questa inutile ed egoista crisi di governo”.

Lo spettacolo del PD che si spacca proprio quando cade il governo

Il governo istituzionale proposto da Renzi, che vedrebbe insieme i parlamentari dem e i 5 stelle, aveva detto invece Carlo Calenda a Radio Capital stamattina, “rischia di farsi, perché l’impulso all’autopreservazione del ceto politico è gigantesco. E l’ex premier ha bisogno di più tempo per fare il suo partito. Ma così offriremmo un’occasione gigantesca a Salvini”. Non tutti i renziani sono intanto entusiasti dell’uscita del capo della loro corrente: ci sono parlamentari che non aggiornano i profili Twitter dal giorno della pubblicazione dell’intervista rilasciata a Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera.

Il Partito Democratico intanto nota che Renzi stavolta non ha smentito sdegnosamente le voci sulla nascita del suo partito. Non lo fanno nemmeno i renziani interpellati sull’argomento, segno che ormai il dado è tratto. E fonti della maggioranza PD, citate dall’AdnKronos e dall’AGI, si allarmano: “E’ da considerare grave il fatto che parte della minoranza renziana del Pd non abbia ancora smentito la scissione dal partito e la nascita di un nuovo soggetto chiamato ‘Azione civile’ come da loro stesso annunciato ieri a tutti i giornali”. Non gli si può nascondere niente, eh?

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