Opinioni

Se Di Maio diventa la caricatura di sé stesso: il vicolo cieco del capo del M5s

“Svegliaaaaa!!!”. È stato scritto proprio così con cinque “a” e con tre punti esclamativi. No, non sto prendendo in giro gli stilemi dei complottisti, l’ha scritto lui sulla sua pagina Facebook, proprio lui: Luigi Di Maio (o il suo social manager ma fa lo stesso). Mi sto riferendo al post con cui il vice presidente del consiglio, ministro dello sviluppo e capo politico del primo partito italiano (come forza parlamentare), ha cercato di parare il terribile colpo mediatico derivante dal decreto per salvare Banca Carige. L’ha fatto scrivendo “Svegliaaaaa!!!” come un fan di una qualunque pagina di sciachimisti. Il post è scritto in un italiano a tratti confuso, con spiegazioni tecniche imbarazzanti e con la solita retorica farcita di promesse e minacce vuote che tutti abbiamo imparato a conoscere. Ci sono frasi come quella che segue che andrebbero analizzate con lo stesso spirito indagatore con cui si analizza una profezia di Nostradamus.

“Abbiamo scritto una legge che se serve lo stato potrà garantire nuovi titoli di Stato e potrà ricapitalizzare. Speriamo non serva.”

Cribbio, non era meglio fare scrivere i post a Sibilia? Non avrebbe potuto fare molto peggio. Tuttavia le osservazioni che si potrebbero fare alle giustificazioni di Di Maio (alcune sarebbero davvero divertenti) passano tutte in secondo piano. Il mio sguardo si è fermato su quello “Svegliaaaaa!!!”. Ai miei occhi ha più valore della mitica foto dell’esultanza sul balcone che sicuramente passerà alla storia e lo perseguiterà per tutta la vita. “Svegliaaaaa!!!” è Di Maio che inconsapevolmente prende per il culo sé stesso, si fa il verso da solo e non se ne accorge. È il ministro del lavoro che ruba il lavoro ai comici. Come potrà qualcuno fare satira su Di Maio se lo stesso Di Maio lo anticipa? “Svegliaaaaa!!!”, però, non è solo una perla di umorismo involontario di rara bellezza, è anche un simbolo del vicolo cieco in cui si è infilata la strategia comunicativa del capo del M5S. La comunicazione di Di Maio poteva funzionare finché era all’opposizione, nulla di realmente nuovo intendiamoci: la solita iper semplificazione manichea della realtà, la continua chiamata alle armi, i soliti poteri forti da sconfiggere e una vittoria definitiva che era portata di mano e che richiedeva un ultimo sforzo prima di un futuro radioso. Adesso che governa si sta materializzando il suo dramma. Il dramma di Di Maio è che non è né intelligente né competente, la presenza di una delle due cose potrebbe, infatti, mascherare la mancanza dell’altra. Questo fa sì che sia condannato a reiterare l’unico comportamento che ha imparato e che ha sperimentato essere efficace. Non sa fare altro, non può cambiare passo, non può evolvere con l’evolversi del suo ruolo e delle circostanze.

decreto carige

Non può, infine, governare almeno decentemente perché non ne è capace. Non lo è lui e non lo è nessuno del suo staff. Ogni tanto deve proclamare di avere raggiunto qualche vittoria inesistente, il 2,4% di deficit, la Waterloo del precariato, l’abolizione della povertà, la fine della corruzione, ecc., ma poi deve continuamente spostare il traguardo della vittoria definitiva più in là, giustificandosi con il fatto che qualche potere forte ha rialzato la testa. Questi possono essere i giornali (che saranno presto sconfitti togliendo i residuali finanziamenti pubblici), la Commissione Europea (che verrà presto sostituita da una commissione “buona” dopo le elezioni europee), le “manine” misteriose (tranquilli, saranno denunciate in procura e avranno quel che meritano), i perfidi imprenditori che hanno messo in difficoltà Banca Carige (che verranno presto individuati e puniti, probabilmente subito dopo il censimento dei raccomandati in RAI). Di Maio non sa accompagnare gli elettori che ha illuso verso la complessità della realtà modificando piano piano il suo messaggio e le sue azioni, perché la complessità non la capisce neanche lui. Se lo sapesse fare sarebbe un genio che ha recitato lucidamente una parte per conquistare il potere, ma non è un genio. È un bambino che ha imparato che quando fa le faccette buffe gli adulti ridono, ma non conosce il significato dell’ironia, né sa maneggiarla. Per questo continuerà a fare faccette buffe (l’unica cosa che sa fare) fino a che gli adulti rideranno e persino quando avranno smesso di farlo. Se questo è Di Maio è chiaro il suo modo di reagire alle difficoltà. Deve recitare l’unico copione che conosce: individuare un nemico, indicare una verità che qualcuno ci vuole nascondere e gridare “Svegliaaaaa!!!” e “Fate girare!!!”. Nel tempo chi continuerà a credergli sarà la parte più ignorante, complottista e intellettualmente disarmata del suo elettorato, per questo è in un vicolo cieco. Forse la mancanza di un’opposizione credibile può allungare questo vicolo, ma sempre un vicolo cieco rimarrà.

Leggi sull’argomento: La tempesta di sfottò nel post di Di Maio su Carige

Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.