Economia

Delocalizzazioni, la legge di Di Maio è un bluff

Il decreto Dignità prevede sanzioni per le multinazionali che se ne vanno dall’Italia dopo aver intascato incentivi, ma non sono mai state applicate

di maio delocalizzazioni made in italy

Le norme sulla delocalizzazione contenute nel Decreto Dignità prevedono sanzioni pari da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per quelle aziende che hanno incassato aiuti di Stato e che spostano fuori dalla Ue le loro attività entro i primi cinque anni dalla fine degli investimenti agevolati. Anche gli incentivi, stabilisce inoltre la norma, andranno restituiti con interessi maggiorati fino al 5%. Ma, spiega oggi Marco Patucchi su Repubblica, c’è un problema: quelle norme non sono mai state applicate:

Ne sanno qualcosa, ad esempio, un centinaio di lavoratori della Treofan di Battipaglia (Salerno), leader internazionale nella produzione di film in polipropilene biorientato, chiusa in gennaio dal gruppo indiano Jindal. O i cento operai della Pernigotti di Novi Ligure, storico marchio del dolciario, che qualche giorno fa hanno presidiato il traguardo della tappa del Giro d’Italia per manifestare l’angoscia sul destino dell’azienda in mano al gruppo turco Toksöz. Per non parlare della galassia dei call center .

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Una tendenza che ha avuto il tempo anche di cambiare pelle, visto che ora i grandi gruppi internazionali non spostano più gli stabilimenti solo verso Paesi extraeuropei per definizione a più basso costo di produzione e lavoro, ma in nazioni del Vecchio Continente.

Come dimostra il caso della Abb che, alla fine del gennaio scorso, ha annunciato lo spostamento di alcune produzioni dello stabilimento di Vittuone, provincia di Milano: in particolare, il trasferimento  a Helsinki della produzione dei motori a prova di esplosione; la dismissione della produzione di generatori di trazione; la sostituzione dei motori Slip Ring da un nuovo prodotto sviluppato e realizzato in India. Scelta che si è tradotta in 123 esuberi, successivamente ridimensionati a 108.

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