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Perché il Decreto Sicurezza Bis è incostituzionale

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Il decreto sicurezza bis che Matteo Salvini ha mandato alla stampa in piena campagna elettorale prima che venisse presentato in consiglio dei ministri è un compendio delle ossessioni del ministro, dice oggi Marco Palombi sul Fatto: prevede multe da 3.500 a 5.500 euro per ogni migrante irregolare salvato in acque internazionali e portato in Italia se non si è esplicitamente autorizzati, trasferisce al Viminale  il potere di vietare porti e acque interne, oggi di competenza dei Trasporti e quello di intervenire sull’esecuzione delle sentenze, che spetta alla Giustizia, esclude la “lieve entità” per i reati di resistenza, minaccia, violenza e addirittura oltraggio a pubblico ufficiale e dà fino a un anno di carcere per i cortei non autorizzati, fino a 3 anni per chi indossa caschi e scudi di protezione in un corteo.

decreto sicurezza bis

Per questo, spiega il Fatto, è palesemente incostituzionale, cominciando dalle famose multe:

Qui ci sono vari problemi: il testo è generico (“migranti” in senso tecnico-giuridico non vuol dire nulla) e non è chiaro nemmeno se la previsione riguardi solo le navi italiane o anche le altre e, in questo caso, come si possa far multe a barche straniere per fatti commessi fuori dall’Italia. In generale, peraltro, se l’operazione è di “soccorso” (il termine usato nel decreto) integra lo “stato di necessità”, il che (per legge) esclude la sanzione.

Senza contare che il testo confligge in maniera irragionevole col Testo unico sull’immigrazione che già punisce “il trasporto di stranieri in posizione irregolare”. I profili di incostituzionalità sono plurimi: il più evidente è che la multa è elevata per non aver obbedito all’ordine di un’autorità amministrativa, anche se quello confligge con fonti sovraordinate com’è, ad esempio, la Convenzione Onu sul diritto del mare (che prevede l’obbligo di salvare chiunque sia in difficoltà e di sbarcarlo in un porto sicuro).

Poi c’è la questione dei porti, sollevata per sottrarre potere alle Infrastrutture (Toninelli) e “chiudere i porti” definitivamente: “come dimostra il caso della nave Diciotti, però, anche chiudere – o far finta di chiudere – un porto non può avvenire ignorando le leggi e il diritto internazionale”. E fa fare a Salvini figuracce come quella di ieri in tv da Giletti.

Infine c’è la stretta sul dissenso: il testo trasforma una serie di comportamenti finora puniti come contravvenzione in delitti: nel testo salviniano volano fino a 12 mesi di galera pure per i promotori di cortei in cui qualcuno compia i reati di devastazione e danneggiamento o per chi partecipa a un corteo non autorizzato.

Di più: si arriva al paradosso che diventa“delitto”usare caschi o altri mezzi per non farsi riconoscere, ma solo durante una manifestazione: se succede altrove resta contravvenzione. Un altro articolo esclude a priori – Dio solo sa perché – il fatto che i reati di violenza, minaccia o oltraggio a pubblico ufficiale possano essere “non punibili per la lieve entità del fatto”: come dicono i tecnici, viola “il principio di eguaglianza-ragionevolezza” e, soprattutto, si rischiano 36 mesi per aver detto “sciocchino” a un poliziotto.

Il paradosso finale riguarda due “nuovi” reati: non solo il lancio di “cose, razzi, bengala (…)”e tutto quel che si può lanciare costerà fino a 3 anni di carcere, ma persino chi “utilizza scudi o altri oggetti protezione passiva”per fermare o ostacolare un pubblico ufficiale. In sostanza, non sarà più possibile fare un sit-in o bloccare uno sgombero tentando di proteggersi dalle manganellate: sempre che qualcuno riesca a spiegare in tribunale il “principio di offensività” di un tentativo di difesa.

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