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Chiara Appendino, la strategia dietro le dimissioni per le Olimpiadi a Torino

anna tornoni chiara appendino

L’affaire Olimpiadi si ingrossa per Chiara Appendino. Ieri la sindaca di Torino è arrivata a Roma per parlare con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti della candidatura della sua città ai giochi invernali del 2026, nonostante una decina di consiglieri sia contraria e abbia portato la prima cittadina sull’orlo delle dimissioni.

Chiara Appendino, la strategia dietro le dimissioni per le Olimpiadi a Torino

O meglio: ha portato la sindaca a minacciare le dimissioni. Una possibilità concreta che rimane sul tavolo ancora oggi ma più per tattica che per convinzione. Nel senso che le dimissioni potrebbero far parte di una strategia per convincere i consiglieri. Ieri pomeriggio Appendino, accompagnata da Alberto Sasso, l’architetto genovese vicino a Beppe Grillo già consulente nel progetto dello stadio della Roma e ora incaricato di seguire il dossier olimpico, ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Gli ha illustrato l’evento low cost che la sindaca M5S immagina per far partire il progetto nonostante l’opposizione dei consiglieri e ha ricevuto in cambio la solita domanda: “Li avete i numeri?”.

chiara appendino olimpiadi invernali torino 2026 - 2

La risposta è scontata: no, Appendino i numeri non li ha. E persino un fedelissimo alla linea come Danilo Toninelli ieri mattina ha ammesso che lo scontro interno alla maggioranza consiliare c’è, quando di solito i grillini in questi casi tendono a negare anche l’evidenza: «Capisco perfettamente che possano esserci idee differenti ma il M5S di governo non può non rilanciare la proposta di Torino: è sostenibile, non cementifica, non spende e la ritengo migliore di altre, anche di Milano. Convinceremo i contrari parlandoci, confrontandoci». Un sintomo di una situazione che è davvero deteriorata e che la Appendino potrebbe proprio risolvere con le dimissioni.

Olimpiadi o tutti a casa!

Spiega infatti oggi La Stampa che dai suoi colloqui romani la sindaca è uscita convinta che valga la pena andare fino in fondo, anche a costo di essere messa in minoranza.

«Sono pronta a dimettermi», ha detto l’altra sera durante il drammatico vertice con i consiglieri Cinquestelle. È davvero disposta a farlo, anche perché sa che tattica vincente: avrebbe venti giorni di tempo per confermare o ritirare le dimissioni e in quel frangente sa che i big del Movimento – che ora hanno deciso di allentare la presa su Torino per non innervosire ulteriormente i dissidenti – le verrebbero in soccorso. Alla fine potrebbe ritrovarsi più forte di prima.

olimpiadi torino 2026 beppe grillo 2

L’idea, insomma, è che messi davanti all’alternativa tra Olimpiadi e tutti a casa, i consiglieri vengano a più miti consigli con la sindaca consentendole così di portare a casa la candidatura per Torino. Un’idea spregiudicata e rischiosa che però potrebbe far saltare il banco una volta per tutte. Intanto anche il torinese Marco Travaglio “consiglia” ai consiglieri di cambiare idea sulle Olimpiadi:

Eppure non sono bastati nemmeno il via libera di Grillo e gli interventi dei ministri Fraccaro e Toninelli per far ragionare i consiglieri ribelli, pronti a mettere a repentaglio addirittura la (loro) giunta Appendino per un’ostilità ideologica che non trova riscontro nei numeri e nella realtà. Se si tratta solo di discuterne in Consiglio comunale, come chiedono alcuni dissidenti, lo si faccia subito, possibilmente entro il 10 luglio quando il Coni dovrà inviare la proposta al Cio. Ma poi si decida, possibilmente sulla linea della sindaca e di tutte le persone ragionevoli. Il guaio è che spesso, tra i 5Stelle, c’è chi compie sforzi disumani non per marcare sacrosantamente la propria “diversità”dalle lobby degli affari e del cemento. Ma per somigliare al ritratto fumettistico e macchiettistico che del M5S fanno i giornaloni: un’accozzaglia di mezzi matti che dicono di no a tutto perché non sanno fare nulla.

Lo si disse della giunta Raggi, quando salvò la Capitale dal disastro delle Olimpiadi 2024. E quando poi dimostrò di non essere pregiudizialmente ostile alle opere pubbliche (lo stadio della Roma, opportunamente dimagrito), si trovò il modo di fucilarla lo stesso. Ora la stessa occasione di smentire la black propaganda ce l’ha Chiara Appendino, sempreché i suoi nemici interni non trasformino un’altra volta i 5 Stelle in quello che i media vorrebbero che diventassero. Nel qual caso, non resterebbe che una celebre battuta diAldo Fabrizi: “Se scoppia la guerra dei cervelli, tu parti disarmato”.

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