Economia

147 milioni: quanto ci è costata la crisi dello spread

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Quanto ci sono costati i giochini dello spread inaugurati dalla bozza di contratto Lega-M5S che il 16 maggio si impegnava a chiedere un referendum sull’euro, seguita dalla querelle su Paolo Savona? Il Sole 24 Ore fa i conti degli aumenti dei rendimenti sui nuovi collocamenti dei titoli di Stato:

Così, in attesa della vendita sul mercato da parte del Tesoro dei BTp di oggi, ieri gli investitori hanno toccato con mano il costo della crisi politica sui BoT. In asta sono stati collocati 5,5 miliardi di titoli a sei mesi. Il rialzo del rendimento medio, rispetto al 26/4/2018 quando non era ancora “prezzata” la variabile politica, è dell’1,634%. Ciò significa che il costo aggiuntivo per lo Stato, vale a dire noi cittadini, è intorno a 44 milioni.

Denari che, sommando i i maggiori tassi per l’asta sui CTz di due giorni fa, diventano 55 milioni. Si dirà: non una grande cifra. E poi «riguardo ai soldi in oggetto, questi verranno pagati alla scadenza. Quindi l’esborso, ad esempio dei circa 10 milioni sui CTz – spiega l’esperto Angelo Drusiani di Albertini Syz -, avverrà tra due anni». Di là da simili considerazioni, tuttavia, non si tratta dei primi costi aggiuntivi legati agli interessi sull’emissione di nuovo debito.

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Lo spread, i titoli di Stato e l’extra costo dei BTP in asta (Il Sole 24 Ore, 30 maggio 2018)

Il Tesoro, come già è stato indicato dal Sole24ore, ha dovuto aumentare, a causa della crisi politica, il tasso minimo reale garantito del nuovo BTp Italia. Un ritocco che, se proiettato nell’arco degli 8 anni di durata del titolo e per i 7,7 miliardi di euro collocati, vale circa 92 milioni di euro da versare in più. Nel complesso, quindi, i maggiori oneri finora sono arrivati intorno a 147 milioni.

Un numero destinato ad aumentare? Gli esperti rispondono positivamente. È molto probabile che, con il proseguire dell’incertezza sul fronte politico, i rendimenti medi in asta crescano. A ben vedere, però, non si tratta solamente del rischio-Italia. Quello che gli investitori temono, oppure su cui volutamente speculano, è il cosiddetto effetto domino. Vale a dire: il bersaglio grosso è la tenuta dell’euro.

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