Economia

Così Renzi usa i poveri per propagandare il referendum

matteo renzi

«Se il referendum passa, i 500 milioni risparmiati sui costi della politica pensate che bello metterli sul fondo della povertà e darli ai nostri concittadini che non ce la fanno»: parole e musica del presidente del Consiglio Matteo Renzi, alla Festa dell`Unità di Modena. Un intento nobile, come tutti quegli intenti che vengono durante le campagne elettorali, e credibile come tutte le promesse delle campagne elettorali.

Così Renzi usa i poveri per propagandare il referendum

Il premier infatti nell’ansia di propaganda non sembra aver fatto un buon conto sia dei costi che dell’opportunità politica dell’annuncio. In primo luogo perché se Renzi ritiene che sia necessario aumentare il fondo della povertà, è opportuno che lo faccia a prescindere dall’esito del referendum e che si sbrighi pure a trovare i soldi visto che fino a prova contraria è lui il presidente del Consiglio. In secondo luogo perché questo tipo di “battute” tendono a sottintendere una specie di baratto, anche piuttosto miserabile (e giusto per non chiamarlo ricatto), tra il risultato di un referendum  e i soldi per chi non ce la fa economicamente: una meschinità che andrebbe quantomeno evitata come la peste quando si è impegnati in un ruolo istituzionale. Ma soprattutto c’è l’argomento più importante: la questione del quanto si risparmierà con la nuova riforma è quantomeno ancora sotto indagine. Maria Elena Boschi qualche tempo fa sosteneva che l’Ocse ha detto che nei prossimi 10 anni avremo una crescita in più del Pil del 6 per cento grazie alle riforme politiche e istituzionali e alla stabilità. Una cifra enorme, che però riguarda gli effetti futuri della riforma: le previsioni di FMI e OCSE sono spesso da prendere con le molle, visto che di solito rappresentano una sponda politica ai governi in carico. L’Espresso però ha ricordato che la stessa Boschi in altre occasioni disse altro:

In una lettera indirizzata al presidente Francesco Paolo Sisto è la segreteria del ministero per i Rapporti con il parlamento ha trasmettere ai deputati una nota Ragioniere Generale dello Stato. Che era molto più prudente però di quanto si è mostrata il ministro in aula, e valutava, oltre ai risparmi del Cnel, solo i risparmi derivati dai famosi «politici in meno». 49 milioni valeva la riduzione del numero di Senatori (esclusi quelli di nomina quirinalizia) da 315 a 95: 40 di questi vengono dal taglio delle indennità, e 9 da altri risparmi legati alla riduzione, come le diarie.
[…]
Boschi è poi evidentemente in grado di stimare quanto vale la riorganizzazione delle Province ancora da realizzare: «dalla eliminazione delle province», dice, «arriverà un risparmio di 320 milioni all’anno solo per le spese del personale politico». «E 20 milioni all’anno», aggiunge, «arriveranno dalla abolizione del Cnel». E ha fatto cifra tonda, in questo caso, il ministro, salendo ma di poco: «Con riguardo alla prevista soppressione del Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro», scriveva la ragioneria nella nota, «si fa presente che essa produrrebbe risparmi ulteriori pari a 8,7 milioni di euro, rispetto a quelli già previsti ed indicati nella relazione tecnica del disegno di legge di stabilità del 2015 pari a euro 10.019.227 annui».

istat povertà assoluta 2015 2
Indice di povertà assoluta regione per regione (Fonte: Istat)

500 milioni? Ok, ma quando?

Sia come sia, rimane che le persone al di sotto della soglia di povertà, secondo l’ISTAT, sono oggi 4 milioni e 600mila. Se anche tutti i 500 milioni venissero destinati a loro, ciascuno riceverebbe la encomiabile cifra di 107 euro all’anno, ovvero 8,96 euro al mese. Non esattamente la cifra che ti fa svoltare l’anno. La parte più interessante è poi il quando. Ovvero, in quale anno le persone al di sotto della soglia di povertà riceveranno questa manna dal cielo grazie all’approvazione del referendum di Renzi? Visto che a quanto pare si voterà tra ottobre e novembre, pare francamente difficile che si faccia in tempo a infilare i teorici 500 milioni (posto che siano disponibili da subito, e no: non saranno disponibili da subito) nella prossima Legge di Stabilità che viene tradizionalmente licenziata in prima lettura alla fine dell’anno. Insomma, in ogni caso se ne riparlerà o l’anno prossimo o direttamente dopo le elezioni. Mentre quei fondi sono urgenti e andrebbero approvati ieri. Possibilmente senza ricatti sottesi.