Economia

Così il Comune di Roma sta bloccando i cantieri della metro C

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Nelle more delle scaramucce tra Linda Meleo e Enrico Stefàno si scopre che è da fine luglio che il Cipe sollecita Virginia Raggi ad autorizzare la rimodulazione delle risorse all’interno del quadro economico per la costruzione della metro C, già a suo tempo approvato per consentire il completamento dei lavori sino al Colosseo. E sono cinque mesi che dal Campidoglio tutto tace. Lo Stato, che finanzia l’opera per il 70%, attraverso il ministero delle Infrastrutture ha detto sì; idem la Regione; da Palazzo Senatorio invece nessuna risposta. Lo scrive oggi Giovanna Vitale su Repubblica Roma, che dedica l’apertura a una vicenda che ha del surreale:

Al pre-consiglio del Cipe convocato mercoledì pomeriggio al dicastero di Via XX Settembre per mettere a punto l’ordine del giorno della riunione che il Comitato interministeriale svolgerà tra Natale e Capodanno — l’ultima prima dello scioglimento delle Camere — l’aggiornamento del quadro economico relativo alla terza linea metropolitana di Roma è stata espunta dagli argomenti in discussione.
Per procedere è necessario l’ok di tutti e tre gli enti finanziatori: se ne manca uno, non se ne fa nulla. Risultato? L’amministrazione 5S — vuoi per immobilismo, vuoi per disattenzione, vuoi per faide interne sull’infrastruttura tra le più strategiche per la città — rende di fatto impossibile questo passaggio fondamentale, che avrebbe scongiurato un ormai probabile blocco dei cantieri. Il perché è presto detto: la rimodulazione delle risorse consente di trasferire alcune poste dalle tratte già ultimate a quelle ancora interessate dai lavori. Un’operazione a saldo zero, che non comporta cioè alcun aggravio di costi, bensì un semplice spostamento di somme in precedenza accantonate e poi però non spese.

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La situazione è questa: a marzo ci saranno le elezioni, il Cipe non sarà operativo per mesi e si rischia quindi di rimandare tutto a fine 2018.

Per aprire la stazione di San Giovanni occorre completare il collaudo tecnico-amministrativo della linea che parte da Montecompatri. Per ottenerlo, bisogna che il quadro economico sia quello finale, comprensivo di tutti gli aggiustamenti intervenuti in corso d’opera.
Ma il Cipe non può varare le modifiche in assenza del via libera del Comune. Il quale adesso potrebbe pagarla cara: ossia con la mancata consegna della stazione da parte dei costruttori, prevista per fine mese. Al momento, molto più di un’ipotesi. Che impedirebbe ad Atac di effettuare i 45 giorni di pre-esercizio e dunque di inaugurarla entro metà marzo.

Il caso è scoppiato ieri durante la commissione mobilità, ma intanto il Campidoglio era già alle prese con un altro problema. È dovuta intervenire la sindaca per sbloccare la ratifica dell’accordo di programma, già approvato in commissione Urbanistica,che prevede lo spostamento di cubature da via della Nocetta a Lunghezza. Ed è servito il suo voto per scongiurare la débâcle: alla prima cittadina si sono allineati 23 consiglieri grillini su 29. Questo perché, spiega Lorenzo D’Albergo sempre su Repubblica Roma, quattro consiglieri se ne sono andati:

Così, come già successo per il nuovo stadio della Roma, i consiglieri più sensibili al tema hanno disertato l’aula: out Mariani, Catini e Tranchina. Fuori la consigliera dissidente Cristina Grancio, assieme alla collega e amica Monica Montella. «Perché ce ne andiamo? Boh». E giù risatine sulle scale di accesso al Campidoglio. Più forzato il sorriso stampato ieri sul volto della prima cittadina. Perché consiglieri e assessori si punzecchiano a vicenda.

Alla fine il voto della Raggi è stato decisivo.

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